La tensione politica tra i partiti è oramai ai livelli di guardia. Le prove di una nuova campagna elettorale sono in corso. Della bufera finanziaria che continua ad imperversare sul nostro paese pare sia un problema altrui. Numerose le strabilianti idee su come uscire dall’euro o addirittura proporre di far uscire qualcun altro. Uno scenario politico privo di una spina dorsale, dove gli egoismi proprio di coloro che non si sono particolarmente contraddistinti per capacità governativa, scalpitano e stanno già affilando le armi di una nuova campagna elettorale.  Un atteggiamento questo che di costruttivo non ha proprio nulla. Ci piaccia o no i mercati finanziari ci osservano e tutto ciò non depone a nostro favore. Tutti gli indicatori economici sono in paurosa discesa. Le risorse a disposizione del sistema Italia si assottigliano ed il debito pubblico avanza. Una eventuale parentesi elettorale sarebbe la catastrofe per l’intero paese. La speculazione finanziaria diverrebbe famelica,  portando la quotazione dei nostri titoli di stato ad un valore prossimo tra il 50 e il 60% del valore nominale. Non dimentichiamo che a novembre 2011 tale valore toccò il 70%.  Il debito pubblico in scadenza potrebbe scontare un tasso decennale sempre più alto producendo il tanto temuto avvitamento, con conseguenze drammatiche,  quali la riduzione delle pensioni, degli stipendi dei dipendenti pubblici e dei servizi quali scuola, sanità, comunicazione, servizi sociali ecc.    Sin’ora tutti questi scenari sono stati definiti gratuito pessimismo ed è consolidata l’opinione pubblica che tanto pappa e ciccia continueranno a caratterizzare il futuro della nostra gaudiosa vita. Mai scellerata fu tale opinione,  non riuscendo  a chi di dovere di far comprendere l’amara realtà che è dietro l’angolo. Tutto ciò i nostri politici, grazie agli esperti economici dei vari partiti, lo conoscono e pertanto riesce difficile capire come, anzicchè pensare a comportamenti rivolti all’unità nazionale, ci si adoperi per sfasciare quel poco di buono che è rimasto.  

E’ proprio questo che ci riesce difficile da comprendere. Non possiamo pensare che la scellerataggine politica possa arrivare al punto in cui nell’interesse di pochi  porti il paese alla distruzione.   E’ aberrante constatare, purtroppo, che da una parte la classe politica pensi   esclusivamente ai propri interessi e alle strategie elettorali per un eventuale punto in più e dall’altra di un popolo intero che anch’esso pare disinteressarsi oramai del proprio futuro.  E’ mortificante e deludente constatare che anche quella parte culturale e attenta del paese pare abbia tirato i remi in barca quasi volesse attendere, apaticamente e indifferentemente di vedere come andranno a finire le cose.  Tutti elementi questi che stanno facendo scivolare l’Italia verso un periodo di crisi drammatica e incontrollata, dove gli scenari che si potrebbero aprire potrebbero assumere dimensioni di seria pericolosità sociale.

Una visione pessimistica la mia, non riuscendo a intravedere un barlume di luce. Il governo tecnico, auspicato e tanto plaudito, anche da me (!) che non ha prodotto gli effetti sperati, anche per l’ottusa opposizione ai necessari cambiamenti che forse sono in contrapposizione agli interessi di una classe politica obsoleta,  consolidatasi più su diritti acquisiti che su una seria rappresentanza popolare.  Un movimento, quello dei Grillini che pare abbia raggiunto e superato il 20%, che auspica una revisione dei trattati europei con particolare riferimento all’euro. L’avvento dei rottamatori, soggetti politici che esigono la rottamazione politica dei vecchi pachidermi, oramai sclerotizzati su logiche di appartenenza partititica che sulle reale capacità di saper gestire al meglio la cosa pubblica. C’è poi chi ritiene, ovviamente e esclusivamente per il bene degli italiani che sia meglio uscire dall’euro o cacciare a pedate dall’Unione Europea la Germania.

E poi ci lamentiamo se dall’estero ci ridono dietro.

Ci sentiamo vittime della speculazione finanziaria, dell’arroganza politica dei mangia cartofen,  di un’Europa che ha dimenticato la solidarietà ecc. ecc.  Non ci siamo però mai chiesto che cosa abbiamo fatto noi in tutti questi ultimi decenni. Come mai tutti i nostri servizi costano mediamente il doppio della media europea e sono qualitativamente i peggiori. Perché una Germania riesce a pagare i suoi lavoratori mediamente il doppio dei nostri ed avere un’economia definita la locomotiva d’Europa.  Perché la nostra capacità produttiva è in declino sia sotto il profilo quantitativo sia sotto quello qualitativo riuscendo sempre meno a competere nello scenario internazionale? Quando i nostri politici sapranno dare una seria risposta a queste domande i cui effetti dipendono solo ed esclusivamente da noi, allora forse che per questo Paese ci potrà essere una eventuale piccola, remota speranza.  

      Pompeo Maritati

        

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*