Vieni Via con me - Trasmissione di RAI3Mai  in questi ultimi vent’anni di storia televisiva di questo nostro Bel Paese si è parlato con tanto impeto e veemenza del “Diritto di Replica” come nel caso della trasmissione “Vieni via con me”. Cos’è in effetti il diritto di replica? Precisiamo che non vi è uno specifico articolo di legge che lo preveda o che quanto meno lo regolamenti. Sarebbe forse meglio definirlo un atto di cortesia, una ulteriore elemento rafforzativo di un sistema democratico,  dove è bene che al parere di qualcuno, laddove necessario, sia data l’opportunità all’altro di replicare, cioè di dissentire.  Questo non significa che chi non consente ad un proprio avversario di replicare sullo stesso palcoscenico è da considerarsi un atto di scortesia o addirittura il tarpare le ali alla democrazia, ovvero al confronto del libero scambio delle proprie opinioni. Ciò varrebbe laddove dove la libertà di stampa e di espressione delle opinioni siano blindate da un potere dittatoriale. Qui da noi la stampa nazionale sicuramente soffre di numerosi mali tra cui la faziosità e l’ambiguità politica, ma che ci siano problemi di poter esporre i propri pareri mi pare proprio che al momento questo pericolo non esiste proprio.  Nella trasmissione di Fazio, in onda il lunedì su RAI3 sono state espresso delle opinioni. Ha sottolineato ed evidenziato alcuni aspetti di etica alquanto fondamentali  quali quello al diritto di scegliere il proprio destino, ovviamente in certe drammatiche ed irreversibili circostanze della vita.  Opinioni o prese di posizioni che certamente aprono due fronti contrapposti, che io trovo ambedue rispettabili e degni di considerazione,  discussione ed approfondimento.  Non trovo però categoricamente giusto che in una trasmissione, laddove si esprime un pensiero o meglio una opinione forte, si debba assolutamente consentire, nella stessa trasmissione di far trovare posto e voce all’opinione contraria. E’ per me questo un vero abuso. Un diritto quello di replica che deve obbligatoriamente trovare posto sullo stesso mezzo di diffusione se è offensivo o peggio ancora Falso.  E’ inimmaginabile che da oggi in ogni trasmissione e su ogni giornale sia dovuta, per  dovere, il diritto di replica. Penso che in questo modo andremo incontro ad uno svilimento ed appiattimento dell’informazione e meglio ancora del modo di saper fare informazione. Oggi Fazio insieme a Saviano e compagni hanno messo su una trasmissione che piaccia o meno esprime delle opinioni, che a quanto pare se questa viene seguita da quasi dieci milioni di persone, vorrà dire che non sono delle  stupidaggini, sicuramente non condivise da una buona parte dei telespettatori, ma non per questo censurabili o addirittura doverose di un diritto di replica.  Coloro che ritengono di far sentire la loro voce contraria, possono tranquillamente trovare posto in altre nuove trasmissioni dove potranno esporre le loro idee, che ovviamente saranno non condivise dalla platea di telespettatori che oggi plaude a Saviano e Fazio. Forse così avremmo finalmente un arricchimento culturale, spogliandosi finalmente della pretesa di dover essere i depositari del verbo assoluto, o pretendere che se a me piace il Teatro, debba per forza esserci colui che possa contestare la mia scelta pretendendo di dover affermare che il cinema è migliore del teatro. E’ mai possibile che situazioni così semplici, così platealmente banali debbano essere complicate o addirittura farle divenire casi nazionali?  Probabilmente il problema sta nel fatto  che da  decenni non si fa più una vera e credibile televisione di opinione, dove i telespettatori con le loro diverse e rispettabilissime opinioni e schieramenti,  possano trovare quei necessari approfondimenti che servano ad accrescere il loro bagaglio formativo ed informativo, facendo rafforzare o eventualmente vacillare le loro convinzioni. Per favore, voi cercate di fare una buona e seria televisione, che a quanto pare è qualcosa che ci si è scordati, su cosa, invece,  sia giusto condividere, questo lasciatelo scegliere noi, perché secondo me, l’errore grossolano che è stato commesso in questi ultimi decenni è stato proprio quello che si è voluto indirizzare l’opinione pubblica verso argomentazioni di basso profilo,  facendoci credere in un ottimismo fatto di belle donne e dove quel che conta è l’apparire, tutte le restanti virtù sono solo elementi di un modo antico di concepire la società moderna.    


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