I Colori della primaveraDa tempo memorabile si sente parlare di rivisitazione della spesa pubblica per far fronte, oltre che alla crisi devastante, soprattutto agli sprechi.  Un impegno questo che se veramente impostato sui tagli mirati altro non potrà che apportare dei benefici,  sia in termini di economicità che produttività.  Pertanto la gente non può che plaudire e sostenere una strategia che possa riportare lo Stato,  con i suoi servizi al fianco del cittadino, non solo per spremerlo come un limone, bensì per sostenerlo nei servizi di primaria utilità sociale . Tutto ciò anzidetto non fa una grinza, solo che leggendo tra le righe dei vari attenti osservatori di questi nuovi propositi governativi, traspare forse più ombra che luce.  La scure sui tagli si abbatterà attraverso una analisi statistica territoriale delle spese.
Cioè se per 1000 cittadini in un’area,  lo stato spende 1000, in altre aree non dovrebbe spenderne, per lo stesso numero di cittadini 1500. Una deduzione logica che evidenza eventuali situazioni di personale in esubero o di costi per materiali e servizi più alti. Ben venga quindi l’analisi. Però che sia un’analisi che si poggi sui contenuti e non solo su un’astratta ed asettica valutazione del risultato di una proporzione.

Non tutte le aree del nostro paese sono ugualmente abitate in termini di densità. Non tutte presentano una identica morfologia. Altre possono evidenziare ataviche arretratezze organizzative e funzionali che tagli proporzionali andrebbero a incrementare tale stato di inefficienza.  Si parla di intervenire sui costi dei tribunali e della pubblica sicurezza. Che anche in questi settori possano esserci degli sprechi non mi meraviglierei e non per questo sono contrario a interventi drastici ed immediati ma che non siano il mero frutto di una proporzione. La diversità dei reati del tessuto socio economico di un territorio rispetto ad un altro presume interventi non sempre uguali e con le stesse caratteristiche di qualità.  Il sud è una realtà diversa da quella del nord, dove ci piaccia o no,  il monitoraggio del territorio è prevalente rispetto ad un nord dove il monitoraggio dovrebbe riguardare più le attività economiche finanziarie.

La Giustizia di per se presenta lacune insormontabili per effetto di norme che consentono spesso lungaggini tali da arrivare mediamente, per un processo civile a toccare il decennio. Elemento questo deterrente agli  investimenti dall’estero.  L’incertezza della pena e la lungaggine processuale,  penso siano gli elementi che più degli altri ostacolano oggi la crescita del nostro paese. Gli investimenti nell’economia produttiva ben vengano ma se non s’interviene per garantire processi rapidi, certezza della pena, tutela reale e concreta del ricorrente più debole, l’economia italiana continuerà a scivolare sempre più nel baratro.

IL governo tecnico è partito con il decreto salva Italia i cui risultati, quelli sotto gli occhi di tutto sono quelli di una forte accelerazione della crisi e dell’inflazione. E’ stato detto che questo decreto doveva rispettare il criterio dell’equità e poi abbiamo constatato, ancora una volta, nella storia del nostro bel Paese che a pagare sono stati chiamati i soliti noti. Ecco perché sono preoccupato. Le finalità di partenza del governo tecnico sono state bellissime e condivisibilissime, però all’atto pratico si sono rivelate poco efficienti e pertanto temo che anche nel caso dei tagli mirati,  che si accingono ad apportare con il metodo statistico, cioè quello  con cui si è stabilito che ogni italiano mangia un pollo al giorno, possano poi produrre ulteriore inefficienza e scollamento dei servizi dello stato dal territorio.

     Pompeo Maritati

 (Foto di Pompeo Maritati)

 

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