ITALIA IN FUGATra qualche giorno anche il mese di gennaio dell’anno nuovo sarà passato senza che il governo e i politici in genere abbiano prodotto una pur minimale idea di come affrontare la crisi che sta deteriorando il tessuto economico e sociale del nostro Paese. Giornalisti, economisti, opinionisti frutto esclusivo dell’opinione di qualcuno che pensa che abbiano una opinione (ahinoi!) le stanno veramente sparando grosse e purtroppo senza senso.  I politici oggi all’opposizione non gliene va bene una, blaterando ricette sparano addosso anche alla Croce Rossa, essendosi già dimenticato che per ben 13 anni, degli ultimi trascorsi sono stati proprio loro a produrre il dissesto soprattutto etico.

I sindacati capeggiati da Bonanni, Camusso e Angeletti si sono dileguati, come se ciò che sta succedendo non interessa. Non è una cattiveria precostituita questa, è purtroppo la constatazione del fallimento del sindacato che ha perso credibilità,  avendo rincorso e perseguito rivendicazioni fuori da ogni logica di seria protezione dei lavoratori,  probabilmente più attratti da una eventuale futura poltrona in parlamento.  Dove mai si è visto in uno stato dove la disoccupazione è dilagante, dove le aziende chiudono o peggio ancora de localizzano, questo triunvirato nostalgico pretende i rinnovi contrattuali,  gli adeguamenti salariali,  quando tutto il sistema sta andando a rotoli?  E’ anacronistico, insensato, lasciatemelo dire, imbecille, laddove l’INPS nel 2013 ha sfornato oltre un miliardo di ore di cassa integrazione e la disoccupazione giovanile è volata oltre il 42%, pretendere gli adeguamenti salariali attraverso il rinnovo dei contratti.  Che sia sacrosanto e dovuto il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro non ci piove ma  laddove le condizioni lo consentano e poi che senso ha oggi dare 40/50 euro di aumento salariale, creando ulteriore lievitazione del costo del lavoro e non invece trovare risorse da destinare a generare nuovi posti di lavoro,  sia per i disoccupati che per tutti quei cinquantenni che non essendo insegnanti o dipendenti del faraonico carrozzone pubblico, quindi inamovibili anche se vagabondi e in esubero, hanno perduto il posto di lavoro nel giro di pochi mesi.  Anche questa disparità di trattamento o meglio di tutela tra il dipendente pubblico e quello privato che stride. Se lo stato sino a ieri ha ingigantito le file dei suoi dipendenti solo per fini elettorali, non capisco perché questi non debbano essere messi fuori alla porta, mentre un dipendente privato, se l’azienda è in crisi e chiude si ritrova con il sedere per terra.

Tornando invece all’immobilità governativa, all’incapacità di saper partorire nuove idee, rileviamo di converso un’altrettanta apatia sconvolgente, irritante e aberrante di un popolo che non riesce a produrre i necessari anticorpi per combattere e debellare questa incapace e corrotta classe politica.

Adesso è arrivato l’ultimo salvatore della patria, tale Renzi a cui auguro di riuscire laddove sin’ora si è solo generato “letame” con la grande differenza che il letame da loro generato non potrà nemmeno  essere utilizzato quale fertilizzante.  Io nutro molto scetticismo in questa nuova idea renziana che ovviamente vorrei veramente poter dire domani di essermi sbagliato.  Un paese non lo si cambia in qualche mese solo perché è arrivato il Messia, il paese ha bisogno di rigenerare tutta la sua classe dirigente, mettere in piede un sistema di recupero culturale ed etico a costo di grandi sacrifici avendo soprattutto la forza di saper urtare gli interessi delle soliti lobbie della finanza, dell’industria e perché no delle armi.

Di tutto ciò oggi qui in Italia non si vede nulla. Si sta pian piano smantellando la sanità e la scuola pubblica a favore del privato.  I numerosi soprusi peraltro legalizzati per ostacolare le iniziative che provengono dal basso hanno demotivato imprenditori e giovani intraprendenti, facendo loro prendere la strada dell’espatrio.  La burocrazia faragginosa, complicata, spesso difficile da interpretare, diversa per regione e addirittura anche da provincia a provincia è sempre lì immobile, sempre più vigile acchè lo sviluppo dell’imprenditoria venga ostacolato.

In uno stato dove non c’è più la certezza della pena, vedi Berlusconi condannato in via definitiva dalla cassazione, solo perché ha saputo ammaliare nove milioni di italiani,  se ne guardano bene da mandarlo in galera o ai servizi sociali. Come vogliamo che i capitali stranieri, quelli destinati seriamente alla produttività e non quelli che stanno alimentando la borsa di Milano perché si stanno accaparrando le nostre aziende per poi distruggerle e toglierle dal mercato,  possano essere attratti,  quando in una eventuale controversia civile, commerciale e  penale, le lungaggini di un processo riescono a toccare anche i vent’anni?  Di tutto ciò i nostri politici, probabilmente perché tutti con la coda di paglia se ne guardano bene di  metter mano al codice civile e a quello penale,  se stanno cautamente alla larga, forse temendo che le eventuale nuove norme, se serie,  possano poi ritorcersi proprio contro di loro. A pensar male spesso si azzecca disse qualcuno e a dire il vero per quanto sentiamo in merito alla corruzione devastante, giorno dopo giorno, che interessa tutti i settori del pubblico,  non penso di aver pensato male.

L’unica speranza che ci resta è che davanti a noi tra qualche giorno si aprirà il mese di febbraio, sperando che anche questo non passi nella monotona rilevazione di dati statistici comprovanti il declino di un intero paese, augurandoci che detto declino non diventi irreversibile sia sotto il profilo economico sia dell’impellente recupero etico e culturale.

  Pompeo Maritati

 

      

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