L’Italia atterrita e sgomenta dal duplice declassamento da parte di Moody’s,  alza la voce.  Istituzioni e partiti politici fanno quadrato,  ritenendo inappropriata questa ulteriore punizioni al valore economico-finanziario del sistema Italia. La stessa Merkell e l’Europa ritiene questa, una valutazione che non  tiene conto di tutti gli sforzi che l’Italia ha posto in essere in questa prima parte del 2012. Probabilmente d’inappropriato io ci ho visto la tempistica, guarda caso coincidente con la nuova emissione di BTP che per nostra fortuna non è poi andata tanto male, anche se i tassi sono comunque alti, facendo così, ad ogni nuova emissione di titoli pubblici, lievitare la nostra continua crescente necessità di cassa atta a  fronteggiare interessi sempre più crescenti o quanto meno stabilizzatisi intorno al 5%.

Sono stati rassegnati proprio in  questi giorni alcuni dati andamentali dell’economia italiana da parte di banca d’Italia e Istat. Tutti gli indici sono in preoccupante zona rossa.   Le ore di cassa integrazione sono letteralmente esplose; la disoccupazione cresce mese dopo mese vertiginosamente; i consumi proseguono inesorabilmente la loro discesa; la produzione industriale decresce e la competitività internazionale diventa sempre più difficile; le banche pare abbiano ridotto l’erogazione dei mutui per l’acquisto di case di circa il 30%; il debito pubblico proprio per la recessione in corso,  cresce in virtù delle minori entrate dovute proprio alla riduzione del PIL, peraltro non compensate da quelle ulteriormente applicate dal governo Monti, che purtroppo  stanno portando il paese ad avvitarsi su se stesso. Quando l’inasprimento fiscale genera riduzione del prodotto lordo e di conseguenza paradossalmente genera più debito pubblico,  l’economia di un paese tende ad avvitarsi,  cioè non si è più in condizione di  mantener fede a propri impegni. Fattore questo che se non immediatamente stoppato, attraverso iniziative serie e valide che rilancino la produzione e i consumi, porterà questo paese ad affrontare un lungo periodo di recessione con ripercussioni di carattere sociale incontrollate.  

Nel contempo, nel mezzo di tanti decreti approvati in materia di “Salva Italia” io ancora non ho visto nulla che cominci concretamente a combattere la corruzione ed il clientelismo su cui pare si basi la struttura portante della nostra economia. Non c' è giorno in cui qualche magistrato non metta le mani su qualche malaffare pubblico. Sono stati annunciati tagli, in particolare alla sanità, senza però combattere il sistema degli appalti e soprattutto lasciare agli stessi responsabili di ieri  le poche risorse residuate.  Proprio in questi giorni la cassazione si è pronunciata su un caso di malasanità avvenuto nel 1988. Esemplare la sentenza, ma avvilente pensare che la parte lesa ha dovuto attendere 24 anni per vedersi riconosciuta la sua ragione. E’ tutto questo quello che i mercati vedono, analizzano e ne rimangono “allibiti”. L’inasprimento del sistema fiscale, secondo il mio modesto parere esperisce una momentanea generazione di flussi di cassa che però verranno gestiti sempre dagli stessi soggetti e dalle stesse regole che hanno generato questa crisi.

Dato che le agenzie di rating, ci piaccia o no, operano nel porre sotto lente di ingradimento tutto il sistema Italia, vedono e comprendono che pur in presenza di un governo fatto di uomini “sani” i risultati sperati sono ancora da realizzare  e ahimè la parte peggiore della loro valutazione è determinata dalla carente presenza di una classe politica che domani possa garantire un’inversione di tendenza.

Forse prima di prendercela con questi signori delle agenzie di rating, dovremmo farci una seria disamina di tutto ciò che purtroppo non va e porre in essere le necessarie strategie risolutorie, solo che aldilà delle frasi fatte a noi manca oltre che una classe politica anche una classe dirigente  professionalmente all’altezza della difficoltà del momento e soprattutto capace del  “ rispetto delle regole”.   

    Pompeo Maritati

 

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