LULU 500

La turbolenza dei mercati di queste ultime settimane dovrebbe farci riflettere sulla fragilità politica degli stati sovrani, di come quest’ultima non abbia più un suo vero potere. La finanza, il sistema della manipolazione dei soldini in giro per il mondo, grazie anche ad una globalizzazione degli scambi e delle comunicazioni, ha assunto il potere temporale non più su un singolo stato, bensì su tutto il pianeta. Se analizziamo i dati andamentali della Borsa italiana di questi ultimi giorni rileviamo dei macroscopici spostamenti, dell’ordine dei due tre punti giornalieri, con picchi di tre e quattro.  Scostamenti, rispetto al giorno precedente, in su o in giù  dipendenti soprattutto da cosa hanno mangiato a mezzodì, visto che la maggior parte delle turbolenze si sono manifestate a ridosso della chiusura della borsa.

Indici azionari che fanno rilevare incrementi e decrementi giornalieri come se tutto ad un tratto ci si accorgesse che l’azienda Alfa fa acqua da tutte le parti.  Frutto questo dell’aleatorietà  delle attività commerciali e industriali che non si basano più sulle programmazioni di medio e lungo periodo ma alla giornata.  Ciò è dovuto in particolare, ed è un mia opinione, al sistema di remunerazione degli amministratori delegati delle grandi aziende che oramai le loro prebende sono ancorate  al risultato d’esercizio.  Ovviamente questi sono aspetti marginali in quanto un’analisi di ciò che sta accadendo è molto difficile, proprio perché basata sull’onda emotiva del momento in cui alcuni fatti avvengono, che in qualche circostanza sembrano artatamente posti in essere come se si volesse manovrare o meglio pilotare una parte del mercato finanziario.

La liquidità circolante, cioè i soldini a disposizione della speculazione,  stanno condizionando e orientando a proprio piacimento il sistema democratico e sociale un po’ ovunque.  Oggi hanno raggiunto volumi enormi, dove scriverli su un pezzo di carta,  penso che avremmo delle serie difficoltà,  trattandosi di migliaia di trilioni di dollari, frutto di corsie preferenziali accordate dai vari governi,  .

Calandoci nella realtà italiana vi faccio un piccolo esempio: disoccupazione oltre 13% con il 45% tra i giovani; la produzione industriali è in continuo declino, nonostante da numerosi trimestri si attende l’inversione di tendenza che puntualmente non arriva; il PIL si è oramai piantato su basi negative; di conseguenza il gettito erariale pare sia diminuito nel corso del 2014 di circa 3 quattro punti con contestuale aumento del debito pubblico,  che frettolosamente sta per  avvicinarsi ai 1300 miliardi di euro. Prospettive non ce ne sono,  se non tutte di carattere negativo, aggravate anche da una inconsistente e turbolenta attività politica che probabilmente non sa nemmeno lei dove andare. Nonostante tutto ciò la Finanza fa i suoi affari. La borsa va e lo spread nei confronti dei bond tedeschi è sceso ai minimi storici. Uno scenario idilliaco che dovrebbe far presumere che la locomotiva Italia ha ripreso il suo cammino alla grande. Invece no.  Rileviamo quindi la discordanza andamentale del sistema finanziario con quello del paese reale.    

Politica e Finanza 

E’ su questo punto che dovremmo dedicare tutte le nostre risorse intellettuali, per capire che cosa sta succedendo e soprattutto perché questa crisi sta durando tanto. Perché questa crisi sta modificando il sistema sociale di tanti paesi, in segno negativo, attraverso l’imposizione di regole restrittive e di austerità, mentre i grandi gruppi finanziari fanno segnare utili di decine di miliardi di dollari? Proprio così, il sistema finanziario globale proprio in questi anni di crisi sta realizzando utili spaventosi, sotto gli occhi inermi di governi che se ne guardano bene di chiedere come e perché di questo arricchimento, quando i loro stati invece sono in continuo declino.

Il mondo ha imboccato una strada che io ritengo sbagliata. Una strada che conduce solo all’esasperazione dell’egoismo  individuale e all’accaparramento del potere, non del potere di governare, questo lo faranno fare ai governi fantoccio, ma al potere di disporre a loro piacimento delle sorti di interi continenti.  Aldilà di favorire le lobbie produttrici di armi, escogitando qualche provvidenziale temporanea esportazione della democrazia con le armi, hanno capito che oggi la peggiore arma in dotazione all’uomo moderno non è la bomba atomica, ma la possibilità di disporre ingenti masse monetarie da  controllare, manipolarlo a proprio piacimento ogni angolo di questo pianeta.   Qualcuno disse, circa mezzo secolo fa che la terza guerra mondiale sarà combattuta con le pietre, costui era il grande fisico Albert Einstein. Io asserisco che la terza guerra mondiale è già  in corso, ed è quella che si sta combattendo sui mercati finanziaria, laddove oramai è consuetudine che le eventuali perdite sono e saranno sempre addossate alla povera gente, grazie ovviamente ad una politica che da decenni ha cessato di essere tale.     

     di Pompeo Maritati

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