Nel silenzio delle parole

Non ogni libro si lascia ridurre a un atto di lettura lineare e concluso; ve ne sono alcuni che instaurano con il lettore una relazione più complessa, fatta di soste, ritorni e risonanze interiori.Nel silenzio delle parole – dialoghi in poesiadi Pompeo Maritati si colloca pienamente in questa dimensione più esigente: non si presenta come una sequenza ordinata di testi da scorrere, ma come uno spazio interiore da esplorare con lentezza, dove ogni componimento apre una soglia piuttosto che offrire una conclusione. Il lettore è chiamato a entrare in una dinamica partecipativa, quasi dialogica, in cui il senso non è mai imposto, ma si costruisce nell’incontro tra parola e coscienza. In questa prospettiva, la poesia diventa strumento di indagine, un dispositivo riflessivo capace di mettere in relazione piani diversi dell’esperienza umana: il vissuto individuale e la memoria collettiva, il tempo presente e la sua stratificazione, il limite dell’esistenza e la tensione verso ciò che lo oltrepassa. Non si tratta, dunque, di un libro che si limita a essere letto, ma di un’opera che richiede ascolto, disponibilità e una certa disciplina interiore, quasi fosse un esercizio continuo di attenzione al non detto, a ciò che vibra nel silenzio tra le parole.

Recensione di Mariella Totani
Pompeo Maritati, “Nel silenzio delle parole – dialoghi in poesia”

Ci sono opere che si leggono e opere che si attraversano. Il libro di Pompeo Maritati,Nel silenzio delle parole – dialoghi in poesia, appartiene senza esitazione alla seconda categoria: non si offre al lettore come una semplice raccolta poetica, ma come un territorio interiore da percorrere lentamente, con passo meditativo, lasciandosi interrogare più che guidare. È un libro che non chiede soltanto attenzione, ma disponibilità all’ascolto profondo, quasi un esercizio di consapevolezza, dove la parola poetica diventa il tramite di un dialogo incessante tra l’io e il mondo, tra memoria e presente, tra finitudine ed eternità.

Fin dalla Premessa si coglie il tratto distintivo dell’opera: una dichiarata tensione verso la riflessione, verso un uso della poesia non come semplice espressione lirica, ma come strumento conoscitivo. Maritati non scrive per ornare il linguaggio, ma per interrogarlo, per metterne a nudo i limiti e, allo stesso tempo, per esplorarne le potenzialità più intime. Il “silenzio delle parole” evocato nel titolo non è un ossimoro gratuito, ma il fulcro concettuale dell’intera raccolta: è nello spazio tra le parole, nella loro sospensione, che si genera il senso più autentico.

La sezione iniziale, dedicata alle riflessioni sulle poesie romantiche e nostalgiche, introduce uno dei fili conduttori più evidenti del libro: la nostalgia non come rimpianto sterile, ma come forma di consapevolezza. In queste pagine, la memoria si configura come una lente attraverso cui leggere il presente, una dimensione attiva che restituisce spessore al tempo vissuto. Non c’è compiacimento nel passato, ma un continuo confronto con esso, quasi un dialogo tra ciò che è stato e ciò che ancora può essere.

ConNel cuore del mare:Io e Odisseo, l’autore compie uno dei passaggi più significativi dell’intera raccolta. Qui il riferimento al mito non è decorativo, ma strutturale: Odisseo diventa figura speculare dell’uomo contemporaneo, simbolo di un viaggio che non è solo geografico, ma esistenziale. Il mare, elemento ricorrente nella poetica di Maritati, assume una valenza ambivalente: è luogo di smarrimento e di ritorno, di perdita e di riconoscimento. Il dialogo con Odisseo è, in realtà, un dialogo con se stessi, con quella parte inquieta e irrisolta che continua a cercare un approdo.

La tensione emotiva cresce con testi comeOde alla rabbia e alla vergogna, dove il tono si fa più aspro, più diretto. Qui emerge una dimensione etica della poesia, una volontà di denuncia che si confronta con le contraddizioni del presente. La rabbia non è mai fine a se stessa, ma si accompagna a una lucida analisi delle dinamiche sociali e culturali che generano alienazione e disillusione. È una poesia che non teme di esporsi, che assume una posizione, che chiama il lettore a una responsabilità condivisa.

Aspettando la mia ondarappresenta, invece, uno dei momenti più intensamente introspettivi della raccolta. L’immagine dell’onda diventa metafora di un’attesa che è al tempo stesso speranza e inquietudine. C’è, in questi versi, una sospensione quasi esistenziale, una percezione del tempo come qualcosa di fluido, inafferrabile. L’io poetico si pone in una condizione di ascolto, di attesa attiva, consapevole che ogni cambiamento richiede una predisposizione interiore.

La dolcezza malinconica diNinna nanna del destinointroduce una tonalità più intima, quasi domestica. Qui la poesia si fa carezza, ma senza perdere la sua profondità riflessiva. Il destino, spesso percepito come forza ineluttabile, viene invece interrogato, reso umano, avvicinato alla dimensione quotidiana. È una delle qualità più interessanti della scrittura di Maritati: la capacità di rendere universali esperienze profondamente personali.

ConIl cielo era stellato, si ritorna a una dimensione contemplativa, dove l’elemento naturale diventa specchio dello stato d’animo. Le stelle, simbolo per eccellenza dell’infinito, non sono qui un semplice sfondo, ma interlocutori silenziosi. Il cielo diventa spazio di proiezione, luogo in cui l’uomo misura la propria piccolezza e, al tempo stesso, la propria capacità di immaginare.

Particolarmente significativa èDedicata alla bandiera greca, che testimonia il forte legame dell’autore con la cultura ellenica. Non si tratta di un omaggio retorico, ma di una riflessione profonda su identità, appartenenza e memoria storica. La Grecia diventa simbolo di una civiltà che ha saputo interrogarsi sul senso dell’esistenza, e che continua a parlare al presente.

InIl canto dell’Italia tradita, il discorso si sposta su un piano più esplicitamente politico. Maritati affronta il tema della disillusione nei confronti della realtà italiana contemporanea, con uno sguardo critico ma mai superficiale. La poesia si fa qui strumento di analisi sociale, capace di cogliere le contraddizioni di un paese che fatica a riconoscersi nei propri valori fondativi.

Ode a Papa Francescointroduce una riflessione sul ruolo della spiritualità nel mondo contemporaneo. L’autore guarda alla figura del pontefice come a un simbolo di umanità e di apertura, ma senza indulgere in celebrazioni acritiche. È un testo che invita a interrogarsi sul significato della fede oggi, sulla sua capacità di dialogare con le sfide del presente.

ConAll’orizzonte del mondo, la poesia si apre a una dimensione più ampia, quasi cosmica. L’orizzonte diventa metafora di un limite che è anche possibilità, di una frontiera che invita a essere superata. È una poesia che guarda lontano, che non si accontenta del dato immediato, ma cerca di cogliere il senso più profondo dell’esistenza.

Quando il tempo si stringeaffronta uno dei temi più universali: la percezione della finitezza. Il tempo non è più una dimensione neutra, ma una presenza concreta, quasi tangibile. L’urgenza del vivere si fa sentire con forza, spingendo il soggetto poetico a una riflessione sul valore di ogni istante.

LOde al Periptero del Pireo e di Atenerappresenta uno dei momenti più alti dal punto di vista culturale. Qui l’architettura diventa poesia, e la poesia si fa architettura del pensiero. Il periptero, simbolo di armonia e proporzione, diventa metafora di un equilibrio perduto, ma ancora desiderato.

Al mistero che ci abitaè un testo di grande intensità filosofica. L’autore si confronta con l’enigma dell’esistenza, con quella dimensione insondabile che sfugge a ogni tentativo di definizione. La poesia diventa qui uno spazio di interrogazione, più che di risposta.

La domanda posta inQuand’è il compleanno del mondo?introduce una riflessione quasi metafisica sull’origine. È una poesia che gioca con il tempo, che lo destruttura, che invita a pensare oltre le categorie consuete.

ConGli occhi aperti non perdonano, il tono si fa nuovamente critico. Vedere diventa un atto etico, una responsabilità. Non è possibile ignorare ciò che accade: la consapevolezza impone una presa di posizione.

Ode all’amicizia che restarappresenta uno dei momenti più umani della raccolta. In un mondo segnato dalla precarietà dei rapporti, l’amicizia appare come uno dei pochi punti fermi, una forma di resistenza affettiva.

Oltre il canto: speranza d’eternità e l’eco di Omerosegna un ritorno al mito, ma in una chiave diversa. Qui il canto diventa memoria, eco di una tradizione che continua a vivere attraverso la parola.

Le poesie successive, daOde all’estateaSotto le stelle, ancora, mantengono una tonalità più leggera, ma non superficiale. Anche nei momenti apparentemente più sereni, la riflessione non viene mai meno.

Quando la musica riaccende il cuoreintroduce un elemento sinestetico: la musica diventa linguaggio parallelo alla poesia, capace di evocare emozioni profonde.

Per il Pireo e per Nonna Elèniè un testo di grande tenerezza, in cui memoria personale e memoria collettiva si intrecciano.

L’isola che porto nel cuoreeA te che sei volata viarappresentano due vertici emotivi della raccolta. Qui la poesia si fa confessione, ma senza perdere la sua dimensione universale.

Sotto il mantello grigio dell’indifferenzaeLa rivoluzione dei falsi poetiriportano il discorso su un piano critico, denunciando l’appiattimento culturale e la perdita di autenticità.

Il canto del mondo traditoriprende e amplifica i temi già affrontati, dando loro una dimensione più ampia.

Alla mia stradaeL’ultimo dono – Canto per la mia vitarappresentano una sorta di bilancio esistenziale. Il percorso compiuto viene osservato con lucidità, senza rimpianti ma con consapevolezza.

Le ultime poesie, daTra nuvole e gabbianiaVerso l’eternità con gratitudine, fino aNel cuore del 2025eUn tempo che non finisce, chiudono la raccolta con un senso di apertura. Non c’è una conclusione definitiva, ma un invito a continuare il dialogo.

In definitiva,Nel silenzio delle parole – dialoghi in poesiaè un’opera complessa, stratificata, che richiede un lettore attento e disposto a mettersi in gioco. Maritati dimostra una notevole capacità di coniugare dimensione lirica e riflessione filosofica, memoria personale e analisi sociale. La sua è una poesia che non si accontenta di descrivere, ma che vuole comprendere, interrogare, mettere in discussione.

È un libro che lascia tracce, che continua a risuonare anche dopo la lettura. E forse è proprio questo il suo merito più grande: ricordarci che, nel silenzio delle parole, si nasconde spesso la verità più autentica.