“Ninna nanna del destino” è una delle poesie che più mi hanno attraversato
Ninna nanna del destino è una delle poesie che più mi hanno attraversato dall’interno, come se non fossi io a scriverla, ma fosse lei a dettare il ritmo, la voce, il respiro. È nata in un momento di sospensione, quando la vita sembra rallentare e il pensiero si fa più sottile, più attento, più fragile. Non è una poesia sulla morte: è una poesia sul passaggio, su quel confine misterioso dove la vita si fa silenzio e il silenzio si fa luce.
Mentre la scrivevo, sentivo dentro di me una tenerezza profonda, quasi una necessità di protezione. Quel “dormi, dolce anima” non era rivolto a qualcuno in particolare, ma a tutte le anime che ho incontrato, amate, perdute, e forse anche alla mia. Era un modo per dire: non temere, c’è una pace che ti aspetta, una carezza che non svanisce. Ogni verso è nato come un gesto, come un tocco lieve, come un tentativo di accompagnare un’anima verso un luogo dove il dolore non arriva più.
Le immagini delle stelle, della luna, del giardino di luce non sono state scelte: sono affiorate da sole. Le ho viste come presenze silenziose, come custodi benevoli. Scrivendo, avevo la sensazione che l’universo intero si chinasse su quel sonno, come una madre che veglia il proprio bambino. E in quel gesto cosmico c’era qualcosa di infinitamente umano.
Il respiro sospeso, il sorriso che resta nell’aria del mistero, il viaggio oltre il velo della notte: sono tutte immagini che mi hanno emozionato mentre le mettevo sulla pagina. Non volevo descrivere la fine, ma la continuità. Non volevo parlare di assenza, ma di trasformazione. Per me questa poesia è una ninna nanna che non chiude, ma apre; non spegne, ma trasfigura; non separa, ma unisce.
Scriverla è stato come attraversare un corridoio di silenzio, dove ogni parola doveva essere scelta con delicatezza, senza disturbare quel sonno sacro. Mi sono sentito piccolo, ma anche grato: grato di poter dare voce a un sentimento che spesso non riusciamo a esprimere, grato di poter trasformare la fragilità in canto, la malinconia in luce.
Se c’è una cosa che questa poesia mi ha insegnato, è che il destino non è una condanna, ma una culla. E che, alla fine, ciò che resta davvero è la serenità con cui impariamo a lasciarci andare.
Ninna nanna del destino
Dormi, dolce anima, tra le ali della notte,
dove il silenzio è un abbraccio, soffice e lieve,
il tuo sonno è eterno, come un canto d’addio,
nella quiete dell’infinito, in un cielo di neve.
Le stelle vegliano sul tuo sonno sereno,
come lacrime luminose nel buio profondo,
e la luna, mite, ti accarezza con il suo raggio,
portando conforto in questo silenzioso mondo.
Il tuo respiro, oramai sospeso nel tempo,
è diventato un sospiro d’angelo, leggero,
e il tuo sorriso, come un’ombra di luce,
ha lasciato il suo riflesso nell’aria del mistero.
Dormi, dolce anima, in un giardino di stelle,
dove i fiori del ricordo mai appassiranno,
nel regno dell’eternità, tra dolci melodie,
dove il tempo si è fermato, e tu riposerai.
Ninna nanna del destino, culla questa vita,
ormai trasformata in un sogno senza fine,
che il tuo viaggio oltre il velo della notte
sia sereno e leggero, come l’aurora del mattino.
Dormi, dolce anima, tra le note del silenzio,
dove la tua essenza danza con l’eternità,
il tuo ricordo è come un raggio di luna,
che accompagna il sonno, in perpetua serenità.


