Il dilemma della politica italiana: voler cambiare troppo in fretta

I disastri commessi con indecente stoltezza dai governi precedenti, hanno innestato un processo di diffidenza della politica, un vero e proprio rigetto, da parte degli elettori, anche di coloro che non hanno votato i partiti oggi al governo. La campagna elettorale conclusasi può essere serenamente definita un torneo nazionale delle balle, dove all’elettore è stato promesso di tutto e di più. Ma quello che più di ogni altra cosa ha fatto breccia nel cuore politico della gente, è stata la promessa di “cambiamento”  una sostanziale inversione di tendenza che molti hanno confuso con la bacchetta magica della fata Turchina.

L’attuale governo, e su questo penso che non ci sia da dire nulla, ha raccolto i cocci di uno stato di degrado economico, sociale e soprattutto etico da quarto mondo. La crisi economica di quest’ultimo decennio  ha messo in brache di tela qualche diecina di milioni di italiani, unitamente ad una disoccupazione caratterizzata da un sistema lavoro tra i più precarizzati al mondo e da una corruzione cresciuta a dismisura insieme al clientelismo, che giustamente oggi grida vendetta e la gente pare che la voglia subito.

Non sono trascorsi nemmeno 60 giorni dall’insediamento di questo nuovo governo che le opposizioni, tutta ad un tratto, dopo aver governato il paese, portandolo ad un debito pubblico di oltre 2300 miliardi di euro, disgregando tutto un tessuto sociale, si erge oggi a depositario delle ricette per risolvere i problemi del paese. Sentir rantolare alcuni parlamentari dell’opposizione vien voglia di andare a prenderli a calci nel sedere.

La gente, svegliatasi dal suo atavico torpore, esige il promesso cambiamento che per realizzarsi ha bisogno di sostegni finanziari notevoli, cosa che risulta difficilmente applicabile visto lo sforamento dei bilanci degli anni precedenti, grazie ad una  Europa che a Renzi ha concesso libertà di manovra per l’elargizione di mancette pre elettorali, per decine e decine di miliardi, mentre oggi fa le pulci per una ipotizzata necessità di cassa di 22 miliardi. Rammento che  al 31 gennaio del 2014 il nostro debito ammontava a 2.062 miliardi, oggi ha superato i 2.327. Un incremento di 265 miliardi in quattro anni. Motivo per cui ci sarebbe da riflettere sulle motivazioni della BCE e dell’UE ad aver consentito tutto questo indebitamento, facendo invece le pulci oggi.

Da quanto anzidetto traspare chiaramente le grandi difficoltà a porre in essere il tanto desiderato cambiamento dalla gente: il cambiamento necessita di investimenti per riorganizzare il carrozzone pubblico e far fronte a esigenze di primaria importanza sociale, ma si soldini non ci sono. Anzi fuori dalla nostra porta di casa si sono già presentati i pescecani della finanza pronti a far risalire  lo spread, ovvero l’interessi da pagare sul debito pubblico, giusto per far paura al governo.

Un ulteriore aspetto è dato dal definire gli attuali governanti degli incompetenti, degli incapaci, addirittura degli emeriti ignoranti: chiedo umilmente e con deferente rispetto, Boschi, Madia, Pinotti, Lorenzin, Lotti, Fedele, Martina, Orlando, che ci hanno governato per una intera legislatura o quasi, quale qualità governativa hanno saputo dimostrare? Non mi pare che questa compagine si sia distinta per aver saputo dare al paese quella svolta che bene o male ha interessato tutti i membri dell’Unione Europea, risultando noi sempre e costantemente gli ultimi della classe.

Non desidero manifestare esplicite simpatie per l’attuale governo, che peraltro è composto da un partito che ritengo la peggiore espressione democratica per tutto il paese. Ma non posso però riconoscere loro il beneficio del dubbio, consentendo quel margine temporale minimo necessario per verificare se alla fine della giostra quanto promesso in campagna elettorale,  non siano state solo delle frottole. Nell’interesse generale del paese, aldilà dei colori politici, forse ci conviene in questa circostanza tifare per loro. Un eventuale ulteriore fallimento anche da parte di questo governo potrebbe comportare dei seri rischi sul futuro del nostro paese.

 

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