La crisi di governo agostiana, prevista all’orizzonte politico da un po’ di tempo, penso sia servita per darci non poche indicazioni di come, forse, la politica, finalmente, potrebbe funzionare meglio. Al centro delle soluzioni praticabili e delle relative controversie, le segreterie dei partiti hanno fatto un passo indietro, lasciando volontà al Parlamento.

Lo dobbiamo a Conte che parlamentarizzato la crisi, prassi che si era perduta da decenni. Quindi parliamo di democrazia partecipata.

E a proposito di tenuta della democrazia, ho letto l’affermazione di Flick, autorevole Presidente emerito della Consulta, che ha affermato che il voto espresso sulla piattaforma Rousseau, da parte degli iscritti al M5S, sia contro lo spirito costituzionale. A onor del vero non comprendo questo accanimento contro questa piattaforma, che se pur vero può far nutrire alcuni dubbi sulla sua operatività, rappresenta l’unico mezzo, qui in Italia, dove gli iscritti ad un movimento politico, vengono chiamati, di volta in volta ad esprimere il loro parere sulle decisioni che la direzione del movimento intende prendere.

Un espediente assimilabile alle primarie, dove però, a  differenza da queste, l’iscritto può votare solo una volta e non su più postazioni in giro per la città.

Il cittadino per la prima volta viene coinvolto direttamente ad esprimere un suo parere, peraltro vincolante per il movimento, quindi importante e decisivo. Quindi perché contro la Costituzione? Se è vero che le decisioni si prendono in parlamento, non dimentichiamo che i parlamentari sono eletti dai loro elettori, motivo per cui, rappresentandoli, chiedono loro, di volta in volta, il loro parere.

Cos’è che non torna a Flick? I tempi cambiano, si evolvono, gli strumenti a nostri disposizione oggi sono ben diversi da quelli di 70 anni fa, e ci aiutano, attraverso ad una comunicazione diretta e immediata a far finalmente partecipare l’elettore alle scelte che riguardano la sua vita quotidiana.

Un sistema che andrebbe veicolato in tutti i partiti, ma che a loro fa paura, in quanto limiterebbe lo spazio di manovra a volte, forse sarebbe meglio dire spesso, indirizzato contro i veri interessi del paese.

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