La globalizzazione della privacy


Stiamo assistendo ad una globalizzazione della propria sfera privata senza precedenti. Pur in presenza di severi decreti leggi che dovrebbero regolamentare la propria privacy, pare che la bramosia della conoscenza dell’altrui riservatezza sia in cima al sistema informativo.

Non importa quanti e quali conflitti affliggono tanti popoli della terra, di quanta gente oggi non ha mangiato o addirittura è deceduta per mancanza di un semplice farmaco di due euro. E’ importante invece soddisfare la spasmodica curiosità di riuscire a spiare attraverso il classico buco della serratura le abitudini o i desideri personali altrui.

La capacità elaborativa di dati e immagini, spesso carpite con astuzia e quasi sempre all’insaputa del malcapitato di turno, consentono oggi di scavare in profondità nel passato di ogni individuo, che se riferito ad un VIP o a un politico, eventualmente preso di mira, potrebbe avere un pesante impatto etico. Un’azione o un comportamento sopra o sotto le righe del dettato comportamentale è subito oggetto di discussione e di accanimento mediatico, che pian piano si trasforma in una goduria collettiva. Si, purtroppo la società moderna pur essendo eticamente discutibile, nella sua gran parte, spesso si scandalizza di un rapporto fuori dall’alveo matrimoniale o di desideri di varia natura che qualcuno ritiene ancora contro natura. Pretendiamo l’onestà morale e intellettuale, ci arrabbiamo se veniamo a conoscenza che hanno cercato di nasconderci qualche fatto “privato”, pronti a mettere alla gogna il “mascalzone” nominato di turno, che ha avuto l’ardire di tradire il nostro ligio e incorruttibile modo di pensare e di vivere.

Ecco questa altro non è che l’esaltazione dell’ipocrisia di una società che ha perso il suo orientamento sociale e culturale. Una società che si scandalizza per fatti estremamente personali, riuscendo addirittura a relegare il soggetto nella più squallida macelleria mediatica, senza indignarsi vero tutti coloro che giorno dopo giorno ci tolgono la speranza in un futuro o decidono con allegra disinvoltura di deporre un po’ di bombe in giro per il mondo, bombe tutte travestite da missione di pace.

Oggi senza conoscerci, e senza averci mai frequentati, riescono a sapere tutti i nostri desideri, addirittura che cosa abbiamo mangiato a Natale scorso o cosa abbiamo regalato al compleanno di nostra moglie. Guai se quel regalo non è stato indirizzato a nostra moglie, potrebbe diventare l’oggetto dello scandalo.

Attraverso l’elaborazione di tante informazioni il nostro passato è diventato il nostro presente, pronto a spuntar fuori laddove a qualcuno interessi per qualche suo recondito motivo. Gli armadi con i relativi scheletri sono ahinoi risultati vulnerabile alla curiosità della gente.  

L’utilizzo di tutti i nostri dati personali, di cosa abbiamo acquistato, di cosa abbiamo desiderato o di dove siamo andati, rappresentano oggi un patrimonio inestimabile per le grandi aziende di produzione e distribuzione. Attraverso la manipolazione dei nostri comportamenti, per fini commerciali, vengono realizzati prodotti e servizi sempre più tecnologicamente avanzati, che andranno a stimolare i nostri desideri. Un desiderio nasce solo attraverso la conoscenza, ovvero quando si viene a sapere dell’esistenza di qualcosa, che genera l’impulso di possederla. Spesso il bombardamento mediatico, scientificamente posto in essere, ha l’intento di farci desiderare qualcosa, che in assenza della predetta pubblicità, sicuramente non compreremmo a cuor leggero.

La manipolazione mediatica risulterà sempre più efficace, ai fini commerciali, quanto più il sistema al potere riesce ad entrare nella nostra sfera privata.

Non dimentichiamo che spesso siamo noi, inconsapevolmente, a dare loro i dati che servono, attraverso l’ingenuo utilizzo dei social network.  Siamo oramai all’interno di un circuito perverso, dove la buona volontà legislativa dei garanti risulta inadeguata.  Il sistema è stato congegnato con furbesca intelligenza, che quello che potrebbe apparire come un abuso, assume la forma di qualcosa di normale e di legale.