Il 2016 sarà ricordato,  nella storia del nostro paese come quello della svolta del sistema bancario.  Come prima cosa ai posteri risulterà chiaro che il tanto decantato sistema bancario solido, sicuro e super vigilato era solo una infondata convinzione, una iperbole.  Sarà allora chiaro  che,  le regole con cui i giocatori del sistema finanziario si contendevano il mercato non erano delle migliori, anche perché le conseguenze dei loro errori sono state pagate dai cittadini, grazie anche ad una classe politica troppo accondiscendente ai poteri forti della finanza . I sistemi  di controllo,  secondo me,  sono stati impostati con intelligente furbizia, in quanto, come poi si è dimostrato, che quando si va alla ricerca della responsabilità, questa pare sia diventata evanescente. Un insieme di organismi e di metodi di controllo intelligentemente studiati a che il furbetto della situazione,  alla fine la faccia franca, scaricando alla collettività le castronerie commesse. D’altronde basta dare uno sguardo alla composizione e nomina degli organi deputati a vigilare sul sistema bancario e finanziario in genere,  per rendersi conto che ci troviamo paradossalmente, forse tra i pochi al mondo, dove è data facoltà al controllato di nominare lui il controllante.

Sta di fatto che, oggi  nel sistema bancario europeo,  il nostro pare desti qualche seria preoccupazione,    grazie anche all’inerzia e alla inconsistente capacità e peso politico dei nostri parlamentari in ambito europeo, soprattutto nella commissione finanza europea, dove  pare che tutti gli altri stati abbiano nominato rappresentanti di grande spessore professionale, maturato nel settore specifico. Noi invece no (rivedi la puntata di Report Rai 3). Mentre gli altri stati sistemavano furbescamente ed intelligentemente il loro sistema bancario, noi ci vestivamo di paladini del migliore sistema,  senza adottare alcun accorgimento che ci impedisse, come poi avvenuto lo scorso primo gennaio, di  trovarci in difficoltà con l’entrata in vigore del Bail-in,  ovvero la responsabilità diretta di azionisti e correntisti nel dissesto di una banca.  

Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo l’oramai incancrenito Monte dei Paschi e i commissariamenti di alcune banche,  ci rendiamo subito conto che il sistema bancario sta pagando l’inerzia e l’allegra gestione “incontrollata” di decenni di finanza allegra.

Ora il sistema è alla ricerca di porre delle pezze a colore, che tali sono e tali resteranno,  anche perché altro non sono che dei frettolosi rimedi, generalmente idealizzati per favorire i più forti del sistema e per  accelerare il processo (dannoso) di concentrazioni e fusioni bancarie. La mancanza di un serio progetto di reale ristrutturazione del sistema, in ottica di medio e lungo termine, sta portando ad adottare misure tampone,   che mentre tappano un buco di 6 miliardi,  nel breve termine,  ne aprono un altro da dodici nel lungo.

E’ il caso del Fondo Atlante che non so perché mi   collega istintivamente al Quantitative Easing  di Draghi,  che, stando alle sue dichiarazione di questi ultimi giorni, pare accennare   al fatto  che (forse) non è servito a nulla, cosa che già avevo ipotizzato io un anno fa. Il Fondo Atlante è l’ennesima farsa tragi-comica di una finanza schizofrenica che ha perso il bandolo della matassa. 

Questo nuovo fondo, al quale aderirà l’onnipresente  Cassa Depositi e Prestiti (la Colf della famiglia della finanza italiana, chiamata sempre in ballo laddove c’è da risolvere qualche fregatura)  ovviamente in tono minore per non far arrabbiare l’Europa,  si doterà di una liquidità di sei miliardi per far fronte agli aumenti di capitale e crisi delle banche.  Liquidità che sarà posta a tutela del sistema bancario (e qui mi scappa da ridere) da istituzioni private. Per onestà informativa le regole definitive su come funzionerà il fondo e le sue prerogative,  ancora non sono state decise, faccio riferimento a quanto si dice e a qualche indicazione che gli stessi addetti ai lavori hanno riferito ma in termine sempre di ufficiosità.

Nel contempo,  il sistema bancario fa pressing sul governo,  che in merito pare favorevolmente predisposto ad aprire tutti i portoni e le finestre, per favorire e promuovere nuove regole in materia di recupero dei crediti incagliati,  nonché ad approvare autorizzazioni ad operare in settori strategici, quale quello immobiliare e qualche favore fiscale di contorno non guasterebbe.

Come avete capito parliamo sempre di nuove regole atte ad allargare le maglie operative del sistema bancario, attraverso  leggi di favore, ma non si parla mai di nuovi sistemi di controllo e di inasprimento delle pene per coloro che trattano le liquidità bancarie come cosa propria,  erogando centinaia e centinaia di milioni ad iniziative commerciali e industriali fallite già in partenza.  Non si capisce perché in Italia dichiarare di non aver avere il televisore,  per non pagare il canone RAI di cento euro  si rischiano quattro anni di galera e tanti amministratori bancari, pur avendo generato dissesti mostruosi, mettendo in difficoltà l’intero paese, sono tranquillamente a casa a godersi anche le loro faraoniche buone uscite.  Ma che razza di paese è diventato il nostro!

Tornando al Fondo Atlante,  questo altro non è che un velo pietoso che il sistema sta cercando di stendere su un complessivo di oltre 200 miliardi di sofferenze che pesano maledettamente sullo sviluppo del sistema Italia e sul quale, paradossalmente ed avidamente  gli stessi istituti di credito hanno cominciato una lotta intestina non facile.  Questi 200 e passa miliardi di  sofferenze, ovvero crediti erogati dalle banche ma non restituiti dai loro clienti, rappresentano anch’essi una ulteriore fonte di belligeranza interna, in quanto chi detiene una sofferenza fatta 100, pur di non portarla nel suo bilancio al 100%,  cerca di venderla ad altri al 20-30-40%, sperando,  quest’altri, a loro volta,  di riuscire a recuperare qualcosa di più di quella percentuale che hanno pagato.  Se pensiamo  ai soli sei miliardi di sofferenze che dovrebbero essere cedute dal Monte dei Paschi, ci si rende immediatamente conto che il Fondo Atlante di buono ha solo il nome. Nel contempo sta succedendo un altro fatto un po’ paradossale anche questo: si cerca di vendere i sei miliardi di sofferenze del MPS cercando di realizzare quanto più possibile,  per non incidere negativamente sulla consistenza già esigua del patrimonio della banca. Ed ecco  il sospetto (non la certezza, che sia chiaro) che siano in atto giochi tra banche aderenti al Fondo Atlante, pronte a giocare al rialzo, per far si che lo stesso fondo non dimostri sin dal suo nascere la sua “inconsistenza”. Una politica questa che se è vero,  potrà produrre un aspetto positivo sotto il profilo del patrimonio del MPS, in seguito, invece,  si ritorcerà contro,  in quanto pagare oggi delle sofferenze qualitativamente negative, più del loro valore, significherà che poi bisognerà far fronte anche sulla perdita di realizzo delle stesse sofferenze. Quindi oneri su oneri: e chi pagherà tutto questo?

Pertanto, nell’interesse della stabilità economica e finanziaria del paese, oggi si ha bisogno di un progetto di ampio respiro che ristrutturi il sistema, individuando con seria ed onesta professionalità le pecche che sin’ora hanno generato la crisi, rivedere, riqualificare i quadri dirigenti, costruire ex novo,  su regole chiare e certe il sistema di controllo ed infine riportare l’operatività dell’intero sistema bancario nel suo alveo tradizionale. Basta vendere di tutto attraverso gli sportelli bancari, che la banca tornasse a fare la banca, ovvero raccogliessero denari da investire nell’economia produttiva,  scorporando l’attività di intermediazione mobiliare pura, uscendo da tutti quei settori “merceologici” che impropriamente ha invaso. Per completezza informativa, informo che la giornata borsistica odierna si è chiusa con un forte ribasso della borsa di Milano, in presenza di andamento positivo per tutte le altre piazze europee. Sotto tiro il comparto dei bancari in quanto i mercati hanno voluto punire questa nuova schizofrenia chiamata Fondo Atlante. Sicuramente il ritorno al passato farebbe molto bene al futuro del mondo bancario, e perché no, anche al nostro.              

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