Definire Fabrizio De Andrè il più grande cantautore della musica italiana ritengo sia cosa cosa giusta e soprattutto doverosa verso il patrimonio artistico che ci ha lasciato.

Non poche volte nel corso dei miei non pochi decenni mi sono soffermato ad ascoltare le sue canzoni, a riflettere sulla profondità delle parole che altro non sono che delle Poesie.

Leggendo e rileggendo i testi delle sue canzoni ci si rende conto della sua intelligente sensibilità. Più di qualcuno lo ha definito il poeta degli emarginati, degli esclusi, ovvero degli ultimi.

Ecco, questa secondo me è la sua giusta descrizione artistica: un poeta.

In ogni suo componimento emerge sempre una morale. Mai banale, scrupolosamente attento, grazie alla sua spiccata sensibilità, ai problemi dei nostri tempi. Basta riascoltare il Cantico dei drogati, dove ha l’ardore di licenziare Dio; con la Guerra di Piero affronta il dolore e la problematica delle guerre nel mondo; e che dire della Storia di Marinella scivolata nel fiume a primavera la cui prima edizione fu censurata. La storia vera di una ragazza che a sedici anni si ritrovò a fare la prostituta e da un delinquente fu buttata nel fiume a primavera.

Una canzone che forse più delle altre per me rappresenta un straordinaria profonda sensibilità è la Leggenda di Natale. La leggenda di Natale è un testo tratto dalla traduzione “Le pére Noël e la petite fille” di George Brassens; il quale affronta il tema della violenza sessuale. De Andrè maschera la brutalitá del testo originale con un velo fiabesco risaltando la contrapposizione tra l’ingenuità di una bambina e la brutalità di un uomo identificato con la figura di un babbo Natale. quest’ultimo dovrebbe essere simbolo di generosità e bontà ma nasconde le sue intenzioni recando “doni” per guadagnarsi la fiducia della sua “vittima”. Nell’ultima parte della canzone, la bambina è diventata una donna che viene paragonata ad un fiore appassito, perchè porta ancora i segni della violenza subita e tiene tutto il dolore dentro per paura o per vergogna.

Potremmo scrivere, centinaia, migliaia di pagine per descrivere l’animo del poeta Fabrizio De Andrè, per ora preferisco ascoltare le sue poesie scivolare dolcemente sulle loro note.

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