Una riflessione sull’obiezione di coscienza

Ogni qual volta s’inizia a parlare di pratiche sanitarie che hanno a che vedere con lo scorrere della vita, immancabile l’immediata interferenza dell’obiezione di coscienza da parte della classe medica del nostro paese.

In questi giorni è in corso una forte contrapposizione di idee sulla sentenza storica della Corte Costituzionale che  ritiene non punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”

La problematica è alquanto forte ed è giusto che si formino pareri contrastanti. Sintomatica, quanto prevedibile l’immediata presa di posizione dei medici. Non erano passate 24 ore dalla sentenza che già 4000 medici avevano aderito a porre in essere una obiezione di coscienza.

Sacrosante e rispettabili le prese di posizioni personali in materia di tutela della vita ma trovo poco democratico, nel rispetto del dettato costituzionale che una categoria professionale si astenga dal fornire ai cittadini una pratica sanitaria regolarmente e democraticamente approvata dal parlamento italiano. Cosa ancora più grave e secondo me anche perseguibile per legge l’applicazione dell’obiezione di coscienza, ovvero non praticare quanto previsto per legge da quei sanitari,  peraltro dipendenti dello stato. Se credono fermamente che lo facciano al di fuori delle strutture pubbliche nello svolgimento della proffessione libera e indipendente e non invece remunerata dai cittadini. 

E’ un diritto di tutti accedere alle pratiche sanitarie previste dalle leggi dello stato. Un medico obiettore, dipendente dello stato non può rifiutarsi di applicarle.

Aldilà di condividere o meno le pratiche sanitarie, quali l’aborto, trovo alquanto strano che in Italia oltre l’85% dei medici siano obiettori, mentre in Europa, la media non supera il 15%.  Non pochi sono stati i casi in cui in molti ospedali per effetto dell’obiezione di coscienza, l’aborto non veniva praticato.

Con questo non intendo parteggiare per nessuna delle tesi contrapposte, desidero porre l’attenzione su un fenomeno, che a mio avviso è da ritenersi contro legge e contro i diritti dei cittadini.