L’analfabetismo politico il più grande alleato dei poteri forti


Nell’ambito di una devastante crisi politica ed economica sono stati posti sotto lente d’ingrandimento i numerosi fattori che ne hanno propiziato il radicamento. Corruzione, concussione, appropriazione indebita, falso in bilancio e clientelismo sono i fattori più incriminati, dai quali l’attuale ordinamento pubblico del nostro paese non riesce più a prendere le distanze. Pur in presenza di una consolidata consapevolezza sulla vastità e drammaticità sociale ed economica, la classe dirigente pare indifferente, staticamente restìa a porre in essere significativi correttivi. Viene spontaneo pensare ad una complicità politica, ma meno spontanea risulta la riflessione sulle motivazioni di fondo che generano tale deprecabile andazzo.

Non mi riferisco ovviamente agli interessi personali e alla estenuante lotta continua per la conservazione del potere acquisito, derivante dall’occupazione di una poltrona “pubblica”. Le cause di questa miserevole politica vanno ricercate nella capacità di formazione etica che il nostro sistema di elargizione culturale riesce ad imprimere alla popolazione sin dalle più giovani generazioni. Cattivi gestori della cosa pubblica non si nasce, si diventa e la cultura etica e sociale di base pare che ne favorisca la proliferazione.

La formazione culturale del nostro paese presenta non pochi aspetti paradossali, che passano dall’analfabetismo alla formazione universitaria in modo disordinato, privo di una seria pianificazione che tenga conto delle reali esigenze del territorio. In Calabria abbiamo il tasso più elevato di analfabetismo, che si contrappone a quello del più alto tasso di laureati. Una contraddizione in termini di socialità culturale ed economica locale, che non mi pare sia stata affrontata con la giusta determinazione e soprattutto con gli strumenti più idonei.

Quanti nostri politici ricoprono ruoli di grande responsabilità in presenza di livelli culturali personali inadeguati? Quanti di loro non conoscono l’uso del computer e peggio ancora delle lingue straniere, non possedendo nemmeno uno straccio di laurea breve. Si ricoprono ruoli senza una minima preparazione e attitudine. Deliberano leggi, decreti, ordinamenti, senza nemmeno capire di cosa si sta trattando, formano la loro convinzione più su aspetti di opportunismo personalistico che nel reale interesse del paese. Probabilmente questi politici sono i primi promotori comunicativi di una università inutile, che è meglio andare a farsi una esperienza lavorativa, che perdere dai 3 ai cinque anni nei meandri di un ateneo.

Un’importante precisazione si rende necessaria, l’analfabetismo non è solo riconducibile a chi non sa leggere e scrivere, ma riferibile all’incapacità di saper far fronte alle esigenze operative del proprio ruolo, generando degrado e disservizi, appiattendo sempre più verso il basso il livello culturale medio della società. La politica oggi mi pare che stia dando il meglio di se stessa per favorire questo “appiattimento culturale”. 

L’appiattimento culturale viene da me considerato un necessario e importante strumento utilizzato dai poteri forti di questo mondo. Se da una parte si favorisce la ricerca scientifica per applicazione industriale con ovvi interessi di carattere commerciale, non ci sono problemi. Cosa diversa e preoccupante per la lobbies della finanza è la coscienza culturale, quella che porta gli individui a rimettere al centro di tutte le problematiche il diritto dell’uomo ad una esistenza dignitosa, nel rispetto delle idee, e soprattutto nell’eliminazioni delle macroscopiche differenze sociali ed economiche.

Basta rileggere alcune delle precedenti pagine per constatare come tanti diritti basilari per una società realmente fondata sull’uguaglianza democratica continuano ad essere calpestati e rinnegati laddove conquistati negli anni precedenti. Sono stati posti in essere piani di strategia territoriale per destabilizzare intere aree continentali, per provocare fenomeni, quali il terrorismo e l’emigrazione di intere masse di popolazione. Il tutto per calmierare il costo del lavoro, per ridurre, controllare, modificare le libertà individuali dei cittadini, in poche parole quello che io ho definito la “Globalizzazione della paura”. Le lobbies ci sono riuscite in pieno. Meritano un grande encomio nell’aver saputo porre in essere strategie scientificamente studiate e intelligentemente applicate.

L’umanità intera è soggiogata al volere di queste enormi masse di liquidità monetaria, in mano a poche persone, che come già detto più volte, hanno il controllo dell’intera umanità.  La Finanza non ha una sua bandiera, non ha una sua patria. I detentori del potere finanziario non nutrono sentimenti di patriottismo o di solidarietà umana. Hanno imparato a volare alto, al di sopra di ogni diritto fondamentale dell’uomo e che la sua vita non ha alcuna importanza, né tanto meno un valore, se non quello di risultare un utile strumento idoneo alla produzione di nuova ricchezza e laddove, questo elemento dovesse venir meno, può essere facilmente e senza alcun indugio rottamato. Non è una esagerazione, non è una visione personale pessimistica della nostra società. Rammento a tutti voi quelle tragiche immagini delle guerre in corso in medio oriente e in Africa, e a tutte le sofferenze patite da milioni di profughi che fuggono da queste guerre, osteggiati da politiche di becero opportunismo, che anziché proporsi quali portatori di pace, hanno pensato solo ad innalzare muri. Una cultura diffusa in tutta l’Europa del XXI secolo, dove la solidarietà umana è stata declassata, dove la gente ha perso l’orientamento e la giusta valutazione dei fatti che stanno accadendo, accanendosi contro le masse di profughi e non contro quei governi che hanno generato, sostenuto interventi bellici, da loro programmati per scatenare instabilità e paure diffuse.

In tutto questo gioco di interessi, un ruolo fondamentale lo hanno avuto e continuano ad averlo una classe politica inadeguata, incapace, facilmente addomesticabile ai voleri dei poteri forti. Se diamo uno sguardo in giro per il mondo ci renderemo immediatamente conto che una parte dei capi di governo in carica, anche tra i democraticamente eletti, appartengono al mondo della finanza, delle multinazionali, in poche parole soggetti che dispongono ingenti ricchezze che consentono loro di accaparrarsi agevolmente del potere. Ma la cosa più abominevole è che queste persone vengono elette in consultazioni elettorali libere, democratiche, quindi entra in gioco il livello etico e culturale di base degli elettori.