Detta la Chiesa dei Teatini
La Chiesa diSant’Ireneè conosciuta come la Chiesa deiTeatini, in quanto attigua all’omonimo convento. ITeatinivennero a Lecce nel 1586 invitati dal baglivo della cittàGiovanni Filippo Prato.
La loro presenza pare non fosse particolarmente gradita aiPadri Gesuitiche si erano anche loro dapoco insediati in città. Avendo entrambi gli ordini vocazione all’insegnamento ed alla predicazione era intuibile facili sconfinamenti operativi nelle loro attività. Ciò non impedì ai Teatini di porre in essere le loro strategia, godendo dell’appoggio e i contributi della cittadinanza. Il sindaco Vincenzo Bozzicorsi, elargì loro la somma di 1000 ducati, considerevole per allora.
La somma venne utilizzata per l’acquisto di vecchie case nella zona dove sarebbe poi sorta l’attuale chiesa. Fu costruita prima una chiesetta, per poi essere interamente rifatta, dando luogo alla meravigliosa chiesa che oggi ancora ammiriamo.
Il mestoso progetto che prevedeva peraltro anche la realizzazione di un convento, fu realizzato da un Padre Gesuita Architetto, il teatino Francesco Grimaldi., venuto apositamente a Lecce da Napoli.
La posa della prima pietra avvenne il 4 febbraio del 1591 alla presenza del vescovo di Lecce Annibale Saraceno. Diressero i lavori gli architetti Paduano Bax, G.B. Perulli e Antonio Renzo. Il completamento dell’intera costruzione e del convento avvenne nel 1639. L’intera opera pare essere costata circa 50.000 ducati.
IL monastero fu retto daiPP. Teatinisino alla soppressione degli ordini religiosi, disposta da Giuseppe Napoleone nel 1807 e da Gioacchino Murat nel 1809. Rimasero solo due padri per le pratiche religiose. Subito dopo il convento fu adibito quale uffici dell’anagrafe del Comune e scuola media II nucleo, Scuola Normale, e Istituto Magistrale.
L’imponenza strutturale, dei suoi volumi, della ricercatezza ornamentale dei suoi altari, ne fanno della Chiesa una delle maggiori espressioni artistiche delbarocco leccese. La chiesa a croce latina a tre navate si compone di ben 13 altari.
Una raccolta di pregievoli dipinti si trovano nella sagrestia. Tra i dipinti si segnalano San Gregorio Magno di Serafino Elmo; l’immagine di Paolo IV del 1838, di Maria Rachele Lillo ; San Paolo sulla via di Tarso e San Francesco Saverio di Oronzo Tiso.
