Elezioni regionali 2020: la solita noiosa replica teatrale

La consultazione elettorale per il governo di alcune regioni è agli sgoccioli. Ieri era il termine ultimo per il completamento delle liste dei candidati. Innumerevoli le liste presentate e altrettanto innumerevoli i candidati. Se si continua così, tra qualche anno saranno più i candidati che gli elettori.

Una farsa tragicomica dove si gioca il futuro della nostra regione che a onor del vero, vista la rissa in corso, lascia poco spazio all’ottimismo.

Le solite accozzaglie, le oramai note corse ad accordi e inciuci dell’ultimo minuto. Alleanze innaturali, dove la fede politica è solo un optional.

Sono in gioco le poltrone del governo regionale, non il benessere dei pugliesi. E’ questa la sensazione che si ha nell’osservare dall’esterno questo palcoscenico. E’ la festa degli slogan e dei  variopinti loghi delle liste, ma di progettazione sociale ed economica nulla. Le solite frasi fatte di cui a onor del vero ci siamo rotte le scatole, promesse che puntualmente, verranno disattese. Ci accorgiamo,  soprattutto, che  i candidati uscenti, son diventati disponibili ad incontrarci e a parlarci. E pensare che per tutta l’intera durata del loro mandato, parlare con loro, era una impresa ardua. Oggi son diventati tutti attenti ascoltatori delle problematiche locali, ovviamente sempre quelle stesse delle precedenti consultazioni elettorali rimaste inevase.

Non è il mio uno schieramento politico, è una lamentela a tutto il nostro sistema politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra, che in questi ultimi cinque anni, non mi pare abbia adempiuto al meglio nel fronteggiare le reali esigenze della nostra regione.  La cosa che forse un po’ mi rammarica di più è che sul palcoscenico di questo atto unico, gli attori sono quasi sempre gli stessi, ve ne sono alcuni, ma molto pochi, che potrebbero essere degli ottimi governanti per cultura, professionalità e senso etico delle istituzioni, ma costoro, relegati nella miriade delle solite liste civetta, serviranno solo a portare acqua ai soliti mulini della politica obsoleta.

Chiudo con una ulteriore amarezza nel ricordare che è dovuto intervenire il Governo Centrale per porre rimedio all’incapacità legislativa del nostro consiglio regionale, che nell’arco di un quinquennio, non è stato capace di varare la legge in materia di doppia preferenza di genere.  

Andare a votare è un diritto/dovere del cittadino. Solo che a volte, ci si chiede, visto il ripetersi del solito andazzo, e del trascorrere degli anni senza che il nostro territorio faccia veramente dei passi in avanti, quanto sia ancora valido questo dovere. 

 

Amministratore

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