Finanza e diritti umani in una ipocrita Europa Unita

Un binomio quello dell’Unione Europea e dei Diritti Umani che spesso produce irritazione e sgomento, non tanto per le decisioni che vengono prese, quanto per il consolidato comportamento ipocrita che scaturisce dalle pubbliche affermazioni. Una Unione Europea che meriterebbe di essere presa in esame proprio su questo fronte, dove gli atteggiamenti comunitari, mi pare che in questi ultimi anni, hanno posto in essere politiche che definirei avverse al principio universale del rispetto e tutela dei Diritti Umani e della sovranità popolare.

Leggevo che in merito alla problematica di una eventuale riabilitazione politica di Berlusconi, l’Unione Europea si è espressa dichiarando che l’Italia ha rispettato la norma sotto il profilo della tutela dei Diritti Umani. Ciò mi ha fatto sorridere, ripensando a quel vecchio ma sempre attuale proverbio che recita: “quando è il bue a chiamare cornuto l’asino”. Una Unione Europea che in materia di diritti umani nei confronti del popolo greco prima, e quello catalano poi, mi pare che abbia prestato il fianco proprio alla sua disapplicazione.

Il popolo greco mortificato, avvilito, offeso nella propria dignità è stato sacrificato sull’altare degli interessi di una finanza oramai cannibalizzata, dove la sofferenza di milioni di persone, sottomesse ad alchimie finanziarie non importava a nessuno. Nella lunga agonia di questo popolo, non ho mai sentito levarsi in seno al parlamento europea, una forte presa di posizione affinché venissero rispettati i Diritti Umani.

Lo stesso dicasi per quanto successo in Catalogna. Per 48 ore dopo le violenze gratuite poste in essere da uno sciagurato governo, l’Unione Europea è stata nell’ombra, forse sarebbe meglio dire nel buio dei suoi più sporchi interessi, non proferendo parola. Un’Europa che assisteva inerte, in religioso silenzio, al pestaggio di migliaia di cittadini europei, oggi asserisce che l’Italia ha rispettato nella fattispecie berlusconiana i diritti umani. Non intendo minimamente interferire sulla vicenda personale di Berlusconi, solo che affermazioni del genere, che credibilità possono avere, quando di fronte al timore che alcuni interessi economici possano essere turbati, perché una intera popolazione scende in piazza a reclamare un proprio diritto e questa poi venga percossa nell’apatica indifferenza europea? Non sono particolarmente entusiasta di fronte a spinte secessioniste, soprattutto quando dovremmo ragionare in termine di vera unione e coesione dei popoli europei, solo che è anacronistico porre in essere azioni di repressione di stampo tipicamente fascista. Ancora una volta è emerso il vero volto di una Europa oramai consolidatasi sul potere egemonico della finanza, dove ogni eventuale rivendicazione di un diritto, a torto e a ragione, se in contrasto con gli interessi economici dei grandi gruppi internazionali, viene soffocato. Non solo, aggiungo, quale mio personale parere, che Rajoy, prima di dare il via alla repressione del popolo catalano, si sia consultato con le cancellerie europee e che la sua decisione non sia solo frutto della sua incapacità, come da più parti affermato, ma che ci sia una tacita complicità europea.

L’Europa è diventata un carrozzone ambiguo e ipocrita che sta prestando, ogni giorno di più, il fianco a forti spinte separatiste e non solo di piccole regioni, che se non provvede ad una immediata inversione di tendenza, potrebbero esplodere con conseguenze devastanti per tutti. L’atavica indifferenza dei popoli alle problematiche politiche e finanziarie, propiziata da una forte manipolazione della comunicazione mediatica, prima o poi terminerà e la gente riappropriatasi della propria dignità calpestata, potrebbe reagire in termini incontrollati. E’ solo una questione di tempo.

Emerge in queste mie poche righe la profonda preoccupazione di quanto già espresso in altri capitoli, ovvero che la finanza in giacca e cravatta, allorquando è in gioco qualche suo fondamentale interesse, non si fa scrupoli di porre in essere strategie anacronistiche riconducibili ad epoche in cui i diritti dell’uomo erano rappresentati dall’eventuale benevolenza individuale del padrone di turno. Oggi la finanza viene vista come il padrone di turno, che la globalizzazione ha reso unico e pertanto ancora più preoccupante. Gli interessi sullo sfruttamento di intere aree del mondo, con particolare riferimento ai paesi del terzo mondo, ne sono una riprova. Decine di conflitti taciuti, fuori dalle vie di comunicazione mediatiche, producono distruzione e morte, con cinica indifferenza, in quanto la vita dell’uomo del XXI secolo oramai vale meno di un chicco di grano.