Il MES? Diciamocela tutta ma con onestà di pensiero

Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, meglio conosciuto come Fondo Salva Stati, protagonista delle sorti economiche dell’Europa unita, in questi giorni sta generando non pochi dissapori nell’ambito di molti stati dell’Unione.

Alcuni vorrebbero farne ricorso applicando delle condizioni per gli stati utilizzatori, altri invece, guarda caso l’Italia, Grecia, Spagna, Cipro, Portogallo e in minima parte la Francia, lo vorrebbero senza condizioni di sorta. Anche se la posizione della Francia la ritengo ambigua e doppiogiochista, come sempre d’altronde.

Per condizioni intendiamo una qualcosa come quella applicata alla Grecia, ovvero ti do un aiuto immediato, ma tu devi impegnarti a porre in essere determinate condizioni, quali aumento delle imposte e tagli di spesa pubblica, autorizzando il controllo capillare dei tuoi conti dalla famigerata Troika

Il MES, giusto per dare una corretta informazione, altro non è che il Fondo Salva Stati ovvero Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) nato nel 2010 per fronteggiare le crisi dei debiti sovrani di Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Irlanda, e soprattutto per aggirare l’articolo 123 del TFUE (Trattato di funzionamento dell’Unione Europea) che vieta agli stati membri e alla Banca centrale europea di ‘salvare’ stati europei in difficoltà. Ricordate cosa disse la La Garde, presidente della BCE, alcuni giorni fa sul fatto che la Banca Centrale Europea non era deputata a salvare i debiti degli stati? Ovviamente tale dichiarazione, in piena virulenza Coronavirus, le fece fare uno scivolone etico, visto la tragedia pandemica in corso, ma legalmente non aveva tutti i torti. Certo avrebbe potuto risparmiarsi questa gratuita affermazione che ha irritato come al solito i paesi più indebitati.

Quindi funzione del Fondo Salva Stati, è sostenere finanziariamente gli stati in difficoltà attraverso prestiti finalizzati all’acquisto di titoli dello stato del paese in difficoltà, onde evitare che lo “spread” aumentando, possa far lievitare gli interessi sul debito pubblico in termini di insostenibilità, mettendo peraltro in difficoltà la quotazione dell’euro.

Attenzione il MES, contrariamente a quanto affermato dal fior fiore della nostra politica (sic!) è forse l’unica cosa veramente utile che sia stata approvata dall’Unione Europea.  Sta di fatto che oggi, aldilà di ogni mia simpatia politica, ritengo che il MES sia la cosa meno idonea a fronteggiare la c risi economica in corso e che l’emissione di eurobond o coronabond, garantiti da tutti i paesi dell’Unione sia la strada da seguire. Non solo, il MES ha la funzione di aiutare singoli stati, qui mi pare che la problematica non sia di uno o due stati.

Ritornando al meccanismo finanziario del MES, appare evidente, che il fondo è costituito dalle risorse finanziarie dei vari stati membri. Noi italiani, dalla sua costituzione abbiamo versato 49 miliardi e la sua attuale dotazione e poco sotto i 500 miliardi. Risorse attinte dai singoli bilanci statali, quindi ricchezza prodotta dal singolo paese e messa a disposizioni di eventuali crisi economiche che  dovessero investire uno dei paesi membri dell’unione. In poche parole una vera e propria polizza assicurativa. Pertanto, trovo logico che se io ti devo prestare dei soldi in quanto tu sei in difficoltà, ho tutto il diritto di valutare se tu questo prestito lo meriti e a quali condizioni. Sbaglio?

Oggi assistiamo ad una opposizione di Germania, Olanda, Belgio, Austria sostenuti anche da  alcuni paesi scandinavi, che consentirebbero l’utilizzo del MES, solo a determinate condizioni, ovviamente da concordare, in poche parole come è stato fatto a suo tempo con la Grecia, ma non come allora. Un comportamento certamente anti etico, addirittura vigliacco, che ha prodotto un certo forte risentimento proprio verso questa Europa, che a quanto pare di Unito ha solo l’utilizzo della sua moneta: l’euro. Però, se ci spogliamo per un attimo dai nostri egoismi patriottici, che guarda caso vengono fuori sempre nei momenti difficili, per poi immediatamente dimenticacene il giorno dopo, desidero ricordare che noi, qui in Italia, abbiamo il più elevato debito pubblico in assoluto in Europa. E’ il terzo debito pubblico nel mondo dopo USA e Giappone. Non solo, pur avendo un debito di 2400 miliardi, disponiamo di una struttura statale fatiscente, inadeguata, arretrata, in poche parole anche questa tra le peggiori in Europa.

Quindi dovremo rispondere a questa domanda: come mai abbiamo il più enorme debito pubblico e il peggiore sistema stato d’Europa?

Se dessimo una risposta onesta, dovremo convenire che la preoccupazione di quegli stati, che oggi ci ritengono  poco affidabili, nutrendo il timore che i loro soldini facciano la fine dei 2400 miliardi spesi non si sa dove e come, non sia del tutto inappropriata. Forse inappropriato è il momento e la finalità per cui quei soldini andrebbero utilizzati. Un esempio: La Germania nel 2019 aveva un debito pubblico pari al 62% del suo PIL, quando il nostro sforava il 134%, portandoci all’ultimo posto in Europa, venendo scavalcati anche dalla Grecia. L’ammontare complessivo del debito tedesco nel 2019 era di 1933 miliardi, con una popolazione di 83 milioni di persone e un sistema stato efficiente e produttivo. E da qui scaturisce la domanda delle domande: perché hanno raggiunto un tale benessere, pur essendo usciti anche loro dalla seconda guerra mondiale con le ossa rotte?

Rispondo: forse perché hanno avuto una classe politica e dirigente un tantino migliore della nostra.

Un’ultima osservazione. La stampa e le TV in genere in questi giorni hanno cavalcato le rimostranze dei paesi a noi contrari, additandoli della peggiore specie. Chiedo a costoro, ma perché dobbiamo essere noi a mendicare in giro nel mondo aiuti? Perché riteniamo che sia obbligo di Germania, Francia, Olanda, Austria ecc. ecc. di aiutarci? Quando la smetteremo di mendicare e di tirare fuori un po’ di orgoglio patriottico chiedendo il conto alla nostra politica di cosa ha fatto in questi ultimi 30 anni?

L’orgoglio patriottico lo si tira fuori non cantando tutti insieme l’inno di Mameli e sventolando il tricolore, che sino al giorno prima in molti lo hanno ritenuto quale bandiera della nazionale di calcio, ma partecipando attivamente alla costruzione di una classe dirigente seria e non come quella di cui disponiamo, corrotta e incapace.

In conclusione, è ovvio che le problematiche economiche e sociali prodotte dal Coronavirus necessitano di solidarietà globale tra tutti i paesi, non solo europei, ma vi inviterei prima di arrabbiarci con il resto del mondo, di guardare meglio in casa nostra, e pretendere, finalmente, che la classe dirigente e politica cominci a fare il proprio lavoro, soprattutto onestamente e nell’interesse reale del Paese. Auguri Italia.    

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