Unione bancaria europea: tutti la vogliono ma il problema pare sia proprio l’Italia

Mentre sino a qualche giorno ci siamo beati di possedere un sistema bancario solido ed efficiente, ecco che è bastato l’introduzione del Bail-in per cominciare a dubitare sulla veridicità di quanto da decenni affermato e creduto.  Da tempo l’unione europea sta lavorando sul progetto dell’Unione Bancaria Europea con la costituzione di un fondo di protezione,  che stando ai calcoli degli addetti ai lavori, solo nel 2024 potrà disporre di una liquidità propria di circa 55-60 miliardi di euro, peraltro poco significativi.

Tutti sono consapevoli dell’utilità di detto fondo, che dovrebbe servire a tenere al riparo il sistema bancario, nonché l’euro, da speculazioni e da gestioni interne poco chiare. Tra i maggiori sostenitori c’è l’Italia. Tra i maggiori, anzi il più caparbio detrattore è la Germania.  Quest’ultima non ha alcuna intenzione di dover, attraverso il risparmio dei propri cittadini, contribuire al risanamento del dissesto riveniente dall’allegra gestione di banche appartenenti ad altri stati. Il riferimento è chiaro a Monte Paschi, Carige, banche popolare italiane.  Fossimo noi al loro posto probabilmente saremmo d’accordo. Le porcherie emerse devono essere risolte dalle economie e dai governi a cui queste appartengono, asserisce il governo tedesco.  E’ chiaro che un fondo salva banca, in un ambito di unione bancaria europea premierebbe i furbetti a scapito dei più diligenti, in virtù anche di regole interne ai vari stati molto differenti e a volte molto elastiche, come da noi in Italia, dove puoi portarti a casa o erogare decine di milioni di euro a chi vuoi tu senza pagarne lo scotto e se poi dichiari falsamente di non possedere un tv per non pagare il canone, rischi quattro anni di galera.

Sin qui nulla da dire, solo che Francia, Germania,  Gran Bretagna ed altri stati, nostri patner europei,  prima del 31 dicembre 2015 hanno provveduto a sanare dissesti delle proprie banche e di alcune aziende industriali (leggi Peugeot)  per centinaia di miliardi, sotto gli occhi dei nostri parlamentari europei,  che non mi pare abbiano fatto grande opposizione o sensibilizzato l’opinione pubblica su fatti di eclatante disparità di trattamento.

Adesso che ogni eventuale aiuto pubblico è assolutamente vietato, viene fuori che il pluri blasonato sistema bancario italiano, tale non era e che sta iniziando a presentare il conto alla collettività. Alcune banche vengono commissariate per allegra gestione. Le sofferenze del sistema dovrebbero attestarsi tra i 200 ed i 300 miliardi di euro.  Centinaia di migliaia di risparmiatori al momento sono in brache di tela per aver investito in azioni di alcune banche risultate dei veri e propri cola-brodi. 

E’ ovvio che in presenza di un dissesto finanziario di queste proporzioni la Germania, come sicuramente altri stati partner, nutrano seri dubbi ad aderire a questa unione bancaria europea. 

Come in tant’altre circostanze ho avuto modo di scrivere, il problema è nella formazione delle regole , inadeguate, anzi spesso studiate a che possano poi costituire il paracadute per tutti quegli operatori che hanno operato in cattiva fede. Basti vedere che oggi,  nonostante quanto sia emerso in termini di gestione fraudolenta dei capitali a disposizioni di tante banche, nessuno di questi al momento è stato chiamato a pagare e,  a nessuno di questi si è provveduto quanto meno a bloccare i suoi beni. Anzi, al contrario, avendo cessato il rapporto con la banca in dissesto,  hanno a volte portato a casa anche delle buone uscite milionarie.  Mentre centinaia di migliaia di risparmiatori hanno perduto i risparmi di una vita, questi sono felicemente a godersi le loro prebende. Un aspetto etico di non poca importanza che oltre ad irritare i cittadini, comunque oggi assuefatti ad un sistema di becero clientelismo e corruzione, certamente  non depone a nostro favore nel contesto europeo.

L’Europa, aldilà del problema Italia, sta pagando l’incapacità di non essersi data una politica fiscale, previdenziale ed assistenziale unitaria, oltre ad avere ancora una politica estera frammentaria, dove ognuno fa quello che più ritiene opportuno per se stesso, basta vedere la diversità di trattamento nell’affrontare la problematica del flusso di migranti dall’Africa e dall’Oriente.

L’ Unione bancaria europea, paradossalmente pensavamo che fosse già in atto, visto che a dettare le strategie finanziarie e monetarie è la Banca Centrale Europea, avendo le banche centrali nazionali, ceduto i loro poteri operativi . Quindi è lecito chiedersi, con legittima preoccupazione,  se anche la politica monetaria sia frutto di approssimazioni e compromessi tra partner forti e partner deboli, dove quest’ultimi sono destinati a subire le conseguenze delle loro debolezze ed inefficienze, strategie monetarie e finanziarie  impostate ancora per favorire interessi privatistici a scapito delle collettività.     

 

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