Adesso la grande distribuzione è entrata in competizione con la grande finanza

Colossi come Google, Amazon, Alibaba, Microsoft, Facebook, Apple, Cisco, Oracle, Johnson & Johnson, Pfizer, Qualcomm, Amgen e Merck, stando all’ultimo rapporto pubblicato dal Credit Suisse, ampiamente sottolineato dal Financial Time, pare detengano presso i paradisi fiscali qualcosa come circa 3.000 miliardi di dollari. Una cifra impressionante, il PIL di Italia e Spagna messi insieme. Importi confluiti da attività che per quanto legali, per effetto di legislazioni fiscali più favorevoli di alcuni paesi, rappresentano un serio pericolo per la stabilità monetaria, riuscendo, laddove lo volessero, a turbare l’andamento della politica dei tassi poste in essere dalle Banche Centrali.

Come avrete intuito facilmente, la continua crescita esponenziale di questi colossi, oltre a preoccupare per la loro posizione di dominanza sul mercato a volte quasi da monopolista, preoccupa e non poco perché stanno entrando in competizioni con la finanza. Alcuni di questi colossi, stando alla relazione presentata dal Credit Suisse, posseggono più loro titoli di debito pubblico di alcune tra le più grandi banche al mondo come Bank of America, Jp Morgan, della compagnia finanziaria Wells Fargo e della Bank New York Mellon. Se alle anzidette operatività finanziarie aggiungiamo l’erogazione diretta di credito ai propri fornitori, la trasformazione di questi colossi in altrettanti colossi finanziari è vicina. Si tratterà di capire quali strumenti intenderà la lobby della finanza adottare per salvaguardare la propria posizione, perché questo nuovo che sta avanzando è qualcosa di diverso da loro. La finanza ha fatto le sue fortune sapendo manipolare il denaro attraverso la principale fonte reddituale, quello di prestarlo al sistema produttivo. Ora che il sistema produttivo e della grande distribuzione è diventato lui possessore di ingenti liquidità, questo lo pone in concorrenza.  Prevedere una lotta intestina tra fratelli e fratellastri penso sia errato. La tesi più sostenibile è quella della ricerca di un accomodamento tra le parti in gioco, ripartendosi l’egemonia mondiale, sempre che non venga fuori il solito furbetto che rimettendo la palla al centro, sgambettando gli avversari, non riesca a prevalere. Fantafinanza e fantascienza spesso vanno a braccetto, ma mentre spesso la fantascienza prevede orizzonti più positivi per l’umanità, la fantafinanza, quanto più si concentra in pochi individui, diventa sempre più preoccupante sotto il profilo democratico.