“Incazzato” un neologismo riscontrato in un testo di filosofia, in cui si tratta del pensiero di Socrate e di Platone. La cosa più “simpatica” è che l’autore usa tale termine mettendolo in bocca a Socrate.

«Da onde vieni e onde vai, mio grande amico con questa aria cupa, agitata, incazzata!»

E qui è scattata immediata una reazione linguistica di non poco conto. Ai tempi di Socrate e Platone, il vocabolo “cazzo” da cui sembrerebbe poi derivare l’incazzatura e il nostro participio passato “incazzato” erano già in uso?

Nonostante tutta questa popolarità, la parola “cazzo” pare sia un mistero, almeno per quanto riguarda la sua etimologia: da dove arriva? Schiere di linguisti hanno lanciato ipotesi più o meno plausibili: il problema è che, essendo stato per secoli un termine colloquiale ritenuto un tabù, le sue tracce nella letteratura scritta sono molto scarse.

Il tutto anzidetto giusto per determinare se l’utilizzo dell'”incazzatura platonica” sia stata contemplata nel comune vocabolario in uso 2500 anni fa. Una discussione di lana caprina. Certamente si, anche perchè, direte, se allora il vocabolo “incazzata” non esisteva, sicuramente al suo posto ne esisteva un altro che aveva l’identica valenza.

Ma se allora l’incazzatura, pur esistendo in termini comportamentali, quale reazione di rabbia, ma non in termini linguistici, perchè l’autore di quello scritto ha utilizzato quel termine?  

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