Sardine e un jeans strappato

Scrivere su ciò che quotidianamente riserva la politica alla gente,  è diventata cosa monotona,  soprattutto per la costante e immancabile conseguente arrabbiatura.  Ci aggiungerei che trattasi anche di una cosa mortificante, vista lo stato di salute pubblica.  E’ sconfortante constatare, giorno dopo giorno, come la politica stia astutamente perseverando nella ricerca dei modi per raggirare l’opinione pubblica.  Ed è subdolamente inaccettabile che il tutto poi venga spacciato, sfacciatamente, come il nuovo che avanza. 

Quello che stiamo vivendo è uno spazio temporale caratterizzato da ipocrisia e falsità.  Manipolazione e appiattimento dei canali di comunicazione che,  pare,  facciano da cornice ad un sistema che si  vuole spacciare per  “calzino-rivoltato”, consolidando invece, i peccati del passato. 

E’ il tempo delle “Sardine”, un movimento  spontaneo (così parrebbe, ma oggi tutto è opinabile e scarsamente credibile in Italia) che ha il pregio, inconfutabile, di cominciare a portare in piazza migliaia di giovani che sino a ieri se ne guardavano bene di avvicinarsi alla cosa pubblica.

Il problema di fondo è che trattasi della solita momentanea moda dove parteciparvi è come strapparsi i jeans per essere al passo con i tempi.

La manipolazione mediatica, nonché la radicata organizzazione politica dei partiti, unici detentori del diritto di fare e di cosa fare in politica, al momento se ne stanno alla larga. Forse hanno paura che alcune sardine sott’olio possano rendere più trasparenti le loro idee.

La mia personale opinione è che qui da noi è quasi impossibile che qualcosa possa mutare. E’ l’umus culturale di basso livello che non lo consente, per cui dovremo aspettare e a lungo anche, affinché  le cose possano veramente e seriamente cambiare.