Il documento che sancisce e regolamenta il rispetto dei diritti delle minoranze è la dichiarazione sui diritti delle persone appartenenti a minoranze, adottata dall’Assemblea generale nel 1992 (risoluzione 47/135) delle Nazioni Unite. La Dichiarazione mette in evidenza il fatto che la costante promozione e realizzazione dei diritti delle persone appartenenti a minoranze è parte integrante dello sviluppo della società, all’interno di un contesto democratico basato sullo stato di diritto.


Per questo ed altri motivi, la Dichiarazione riconosce alle persone appartenenti ad una minoranza i seguenti diritti e libertà fondamentali:

– godimento della propria cultura, professione e pratica la propria religione, uso della propria lingua in privato e in pubblico (art. 2.1);
– partecipazione effettiva alla vita pubblica in ambito culturale, religioso, sociale ed economico (art. 2.2);
– partecipazione effettiva in decisioni che le riguardano a livello nazionale o regionale/locale (art. 2.3);
– creazione e mantenimento le proprie associazioni (art. 2.4);
– creazione e mantenimento di contatti pacifici con gli altri membri del loro gruppo o con persone appartenenti ad altre minoranze, sia all’interno del loro Paese che all’estero (art. 2.5);
– libertà di esercitare i propri diritti, sia individualmente che collettivamente con gli altri membri del proprio gruppo, senza alcuna discriminazione (art. 3).

Oltre alla dichiarazione del 1992, si ritrovano dei riferimenti sui diritti delle minoranze nei seguenti strumenti giuridici:

– Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966), art. 27;
– Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966), art. 2;
– Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965), art. 1;
– Convenzione sui diritti del bambino (1989), art. 30;
– Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (1948), art. 2.

Con la Risoluzione 60/251 del 15 marzo 2006, l’Assemblea Generale delle NU ha istituito il Consiglio diritti umani quale proprio organo sussidiario, in sostituzione della precedente Commissione per i diritti umani. Il Consiglio, secondo il mandato stabilito nella risoluzione, ha la responsabilità di promuovere il rispetto universale per la protezione di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali per tutti, senza distinzione alcuna.

L’ organizzazione mondiale delle Nazioni Unite, attraverso la partecipazione e la collaborazione dei governi, è riuscita a mettere su degli organismi atti a prevenire e combattere la grande disparità esistente nel mondo nell’applicazione del rispetto dei diritti umani.

Un’amara constatazione deriva dall’atteggiamento ambiguo di molti governi, che in sede ONU deliberino di adottare nuove misure utili a contrastare le diversità culturali, per poi percorrere strade del tutto opposte. Ecco perché il 27 settembre scorso, la 42/a sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, presso il Palais de Nations, l’Alta Commissaria per i diritti umani Michelle Bachelet ha esordito lanciando il seguente monito:

 ” Il mondo non ha mai visto una minaccia ai diritti umani come quella che viviamo oggi, e per questo c’è l’urgenza di un impegno dei paesi per combatterla.” Aggiungendo: “Le libertà fondamentali e le protezioni dei più deboli e vulnerabili vengono erose in tutte le regioni. Nemmeno le democrazie forti come gli Stati Uniti ne sono immuni.”

 

E’ con profonda amarezza rileviamo che l’Italia, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani l’Osservatorio dei Diritti Umani ha proposto un’analisi approfondita sulle indicazioni emerse nell’ultima Revisione periodica universale del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, in quanto faceva registrare un numero record di raccomandazioni su diritti umani violati in Italia: persone Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), donne, bambini, migranti e nomadi i più citati.

 

Pompeo Maritati

Presidente APSEC LECCE

Associazione per la Promozione della Scienza, dell’Educazione e della Cultura

 di Lecce