E’ un vero e proprio colpo al cuore della cultura la notizia della chiusura della più antica libreria d’Italia. Un pezzo della nostra storia viene archiviata. Finirà nelle notizie da ricercare negli annali storici dei giornali, in quanto il profumo che emanava entrando nella libreria, non ci sarà più. Era il profumo della cultura artigianale, quello che percepivi sfogliando qualcuno dei libri che avevano attratto il tuo interesse.

Oggi, ahimè, non si va più in libreria a bighellonare tra i suoi scaffali alla ricerca del libro dei tuoi sogni. Oggi è sufficiente un collegamento ad Internet e il gioco è fatto. Nel giro di pochi secondi ordini “online” il tuo libro, che dopo due o tre giorni riceverai comodamente a casa tua.

Non dovrai uscire di casa, non dovrai più ricercare un parcheggio libero dove lasciare la tua auto, o attendere un mezzo pubblico che ti porti in centro o alla libreria più vicina. D’altronde tutte le novità editoriali le trovi comodamente girovagando nel web.

E’ il mondo che è cambiato. Ci piaccia o no siamo nel futuro. Pare che non ci sia più spazio per il romanticismo. Tutto corre non più sul filo, ma nell’etere. Basta un cellulare qualsiasi per collegarsi e prendere conoscenza di tutto quello che accade nel mondo e che il mondo oggi può offrirci.

Qualcuno dice che è un male tutto ciò. Io penso che è male non cercare di capire il processo evolutivo della tecnologia che fa passi da gigante e che spesso non ci da nemmeno il tempo necessario per adeguare le nostre conoscenze e i nostri comportamenti. Certo è che restare legati al ricordo del passato non è positivo. Caso mai sarebbe utile comprendere perché in presenza di questi cambiamenti, non ci si è adeguati in tempo, onde evitare che storiche e importanti attività culturali sparissero dall’orizzonte della nostra quotidianità.

L’esasperato nichilismo di questi ultimi decenni, ha permesso ad alcuni di diventare sempre più grossi e grandi, al punto di condizionare e decidere la nostra quotidianità. Forse è questo il punto su cui dovremmo riflettere, per comprendere le debolezze etiche della nostra società che ha concesso ad alcuni di decidere per noi.

 

L’immagina è stata tratta da https://urbanpost.it/torino

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