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La fragilità di un sistema si misura dalla qualità della sua politica. 

Sono oramai dieci mesi che il mondo sta facendo i conti con la sua fragilità. Le divisioni e le incomprensioni, frutto di atavici egoismi economici e di desiderio spasmodico del potere, ha prestato il fianco ad una pandemia, che a differenza dei sistemi economici e politici non conosce clientelismo e corruzione.

Si espande e colpisce con democratica saggezza soprattutto laddove più evidente è l’imbecillità dell’uomo. Più i sistemi sono il risultato di un degrado etico e culturale, più feroce è stata e continua ad essere  l’aggressione della pandemia.

I sistemi di organizzazione della funzione pubblica hanno dimostrato, nonostante ci trovassimo nel terzo millennio, una evidente scarsa capacità a saper affrontare con professionalità e adeguata competenza le sfide che il nuovo virus ci pone sul tavolo.

Già dal primo attacco della pandemia nel corso dell’inizio della scorsa primavera, cantando tutti sui balconi delle nostre abitazioni, affermavamo che ce l’avremo fatta e che la società sarebbe stata migliore. A distanza di  pochi mesi, asserire che allora prevalse l’ingenua imbecillità di un popolo impaurito non penso sia cosa sbagliata.

Son bastati pochi mesi d’estate, dove l’indice di trasmissibilità si è sempre più indebolito, che tutti hanno dimenticato la lezione. Cosicché in autunno, il virus, finite le ferie, si è ripresentato al lavoro. Ha goduto dell’ottusa ostinazione di una ministra della pubblica istruzione che ha voluto ad ogni costo le scuole aperte, mentre il suo governo nulla aveva fatto per mettere in sicurezza i trasporti, facendo così mettere in contatto, nei mezzi pubblici affollati, lavoratori e studenti. Ed ecco che il virus ha fatto festa. Penso che anche lui non si aspettava tanta superficialità da soggetti che avrebbero dovuto dimostrare una maggiore capacità offensiva e tutelante dei propri cittadini.

Si scopre che a distanza di sette otto mesi le Regioni non hanno posto in essere le adeguate difese sanitarie. Alcune   di esse hanno privilegiato impegnarsi nella campagna elettorale, promettendo miglioramenti e adeguamenti nelle strutture sanitarie, che nel corso di ottobre e soprattutto in novembre si sono rivelate  in affanno.

Che la pandemia abbia messo a dura prova interi continenti, non ci piove. Solo che in alcune aree ha colpito e sta colpendo duramente grazie all’imbecillità di qualche governante che ha sottovalutato il problema o di quegli stati che hanno un sistema governato da corruzione e clientelismo.

In merito al problema Italia, basta rivolgere lo sguardo ai casi di corruzione emersi in questi mesi e al caso del ruolo del commissario sanitario al Covid della Calabria, per comprendere, laddove ce ne fosse bisogno, quanta colpa ricada su tutti noi cittadini, che con consapevole apatia e indifferenza abbiamo permesso che tutto ciò avvenisse, sistematicamente, sotto i nostri occhi.

In questo grigio mese di novembre, ogni giorno, non meno di 700 donne e uomini perdono la vita a causa del Covid. La recrudescenza pandemica qui da noi in Italia si è rivelata più aggressiva e letale. Sbaglio o era stata prevista già dalla fine della scorsa primavera? Quindi,  a chi dovremo chiedere conto del perché il sistema non ha posto in essere le necessarie barriere atte a difendere la salute e la vita di tanti cittadini?

Tanto siamo abituati, nessuno pagherà, tutti avranno svolto al meglio il loro ruolo e giusto per non farci mancare anche la beffa, costoro saranno ritenuti e osannati quali eroi. Gli eroi imbecilli del terzo millennio, forse la storia li ricorderà meglio così.   

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