Non di un governo di unità nazionale abbiamo bisogno, bensì di una coscienza nazionale

La drammaticità pandemica che stiamo vivendo, sta evidenziando, giorno dopo giorno, tutti i limiti della nostra convivenza sociale, etica e burocratica.

Non vuole questa essere la solita critica gratuita, ma un punto di riflessione, opportuno e necessario,  che dovremo tutti, tutti insieme, porre in essere. La sanità, oggi è in prima linea a difenderci dalla virulenza del coronavirus. Per quanto straordinariamente encomiabile, ha fatto emergere lacune non indifferenti, dovute a difetti organizzativi e strumentali. Aspetti questi che erano stati già ampiamente denunciati in tempi non sospetti. Ma la cosa ancora più raccapricciante è che, non pochi settori dello stato, diversi dalla sanità, chiamati a rispondere in prima linea alle necessità operative e burocratiche che l’emergenza richiedeva, hanno evidenziato non poche lacune.  

Sotto il profilo etico politico, probabilmente siamo l’unica nazione al mondo in cui la politica non ha saputo fare quadrato e rispondere in termini di solidarietà e collaborazione con il governo in carica. Anzi, a me è parso che si è aspettata proprio questa occasione per esternare una stupida e a volte offensiva opposizione che certamente non ha deposto bene agli occhi del mondo. Si, errori sono stati commessi,  ma coloro che tanto hanno sbattuto la porta in faccia a chi stava operando in prima linea, non mi pare che avrebbero potuto fare di più e meglio. Sarebbe stato opportuno, per ora,  collaborare e remare tutti nell’unica direzione possibile, per poi, passata la tempesta, aprire la pagina delle responsabilità. Aspetto quest’ultimo che a me fa sorridere, in quanto non mi pare che in Italia, nessuno abbia risposto in termini di responsabilità personale e politica degli errori commessi.

Quindi, senza ombra di dubbio e senza voler denigrare nessuno, l’immagine che ne vien fuori della nostra classe politica mi pare sia alquanto deprecabile e certamente non all’altezza della situazione. Norme di legge farraginose e complessamente burocratizzate impediscono l’erogazione delle già carenti risorse finanziarie. Strutture informatiche nazionali che si bloccano per qualche centinaio di migliaia di accessi. Regioni, che tramite i loro governatori, si ritengono stati indipendenti, dove poter disporre a proprio piacimento, cosa e come fare in contrapposizione a delle norme nazionali.

Affermare che tutto ciò altro non è che caos burocratico e politico, non penso di far torto a nessuno.

Pertanto, alla luce di quanto anzidetto, è più che evidente  che  non può essere oggi la nostra classe politica a portarci fuori dal guado, non possedendo le necessarie capacità professionali e soprattutto etiche. E’ giunto, secondo me, il momento che la gente debba finalmente prendere conoscenza e soprattutto coscienza che per arginare l’incapacità politica, sia necessaria la formazione di una coscienza nazionale.

Una coscienza nazionale aldilà di ogni appartenenza partitica, che cominci a pretendere dai nostri burocrati di  iniziare a guadagnarsi i più che lauti compensi, operando nell’unica direzione possibile: l’interesse del paese. Solo una voce forte, da parte della gente, che se necessario scenda, se necessario, nelle piazze a chiedere e pretendere, che si operi nell’interesse della collettività. Una coscienza che non deve aver bisogno di sostegni di alcun partito, ma che deve appartenere ad ognuno di noi, alla nostra consapevolezza di essere cittadini attivi e non più taciturni e indifferenti, succubi del volere di alcuni, che spesso non mi pare abbiano operato per favorire lo sviluppo etico, culturale ed economico del nostro Bel Paese.  

 

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