16 Maggio 2022

Pompeo Maritati

Il mio Pensiero Libero

Il tasso d’inflazione sale al 3,4% in settembre e Bonomi bacia i piedi a Draghi (bontà sua!)

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Inflazione

Inflazione

I governi europei, e non solo, sono preoccupati per il rapido innalzamento del tasso d’inflazione che in breve tempo ha raggiunto il ragguardevole valore del 3,4%. Un dato mai raggiunto dal lontano 2008. Ma la preoccupazione più tragica non sta nel dato attuale, quanto al previsto aumento di gas e petrolio che potrebbero raggiungere incrementi superiori al 40%.

Alcuni governi stanno mettendo a punto alcuni correttivi per arginare questa folle corse al rialzo dei prodotti petroliferi ma, che, a mio parere serviranno ben poco, anzi avranno l’effetto contrario, in quanto incentiveranno i produttori ad innalzare ulteriormente i prezzi, visto che a pagare in parte saranno gli stati, che a loro volta, è il solito cane che si morde la sua code, si rifaranno sui cittadini attraverso l’ incremento delle tasse o riduzione dei servizi, da qui non si scappa.

Dovremo, noi italiani, per certi versi essere un po’ più tranquilli in quanto alla guida del governo abbiamo Draghi, che di queste perversioni economiche è maestro. Preoccupa però il suo orientamento governativo, in quanto ritengo, che per mantenere saldo il suo governo, sta assumendo comportamenti legislativi destrorsi, certamente e non favorevolmente orientati al benessere generale. Uno dei Ministri che più di tutti mi pare stia deludendo alla grande il suo mandato è Cingolani, addetto alla transizione ecologica, tanto agognata e sognata dal M5S che mi pare stia andando proprio dalla parte opposta.

L’inflazione, se contenuta, è da considerarsi un elemento favorevole per l’economia di un Paese. Però quando va oltre la soglia dell’1,5-2%, allora sale la preoccupazione. Una inflazione troppo elevata tarpa la crescita dell’economia. Oggi l’economia sta galoppando, non perché ci siano condizioni di favore, ma perché fare riferimento alla crescita dell’anno in corso, paragonandola a quella del 2020, anno vissuto nel pieno di una devastante pandemia, è da folli. Come folle è il grande gaudio ed encomio fatto da Bonomi (Confindustria) a Draghi, ipotizzando un tasso di crescita quest’anno intorno al 6%. Bonomi deve smetterla di fare il filo a Draghi, anche se lo ritengo giustificato, visto che il legiferare del governo, in questi otto mesi è stato quasi tutto orientato a favorire la Confindustria, ma dimentica che lo scorso anno il nostro Paese ha avuto una caduta reale del Prodotto Interno Lordo di oltre il 10%.

Non per essere cattivo, ma chiunque al posto di Draghi, quest’anno avrebbe avuto una percentuale di crescita elevato, visto che sono riprese le attività economiche.

Adesso attendo Draghi per vedere come affronterà questa inflazione, che a questi livelli, produrrà inesorabilmente un allargamento della fascia di povertà. L’incremento spropositato dei prezzi ci condurrà a ridurre i consumi. Le aziende produrranno di meno e avranno meno bisogno di mano d’opera, pur incassando lo stesso. E’ quello che sta succedendo nei nostri mercati ortofrutticoli. Gli ortolani portano con se nei mercati rionali sempre meno roba, fanno meno fatica e alla fine della giornata, bene o male incassano lo stesso, in quanto hanno aumentato a dismisura i prezzi. L’inflazione favorisce in particolare la grande distribuzione in quanto, pur movimentando grandi quantità inferiori di merci, guadagnerà sempre lo stesso se non di più.

Nel breve periodo sono gli intermediari commerciali ad essere favoriti, a loro non frega nulla se l’azienda producendo di meno licenzierà, lei distribuirà meno prodotti che però costano di più, garantendo sempre un lauto guadagno senza particolari rischi. Se però l’inflazione non viene tenuta a freno attraverso politiche economiche e monetarie adeguate si trasforma in crisi, dalla quale non è facile uscire nel breve periodo. Se analizziamo bene i dati andamentali della nostra economia, solo quelli,  senza farci condizionare dai ciarlatani della politica, ci renderemo conto che da vent’anni in qua l’Italia è in uno stato di crisi irreversibile, dove la sua condizione è tutt’altro che rosea, stando alle gratuite felicitazioni ipocrite di Bonomi. La produzione industriali, la bilancia dei pagamenti tra  importazioni e esportazioni, disoccupazione, credibilità paese sono elementi di grande preoccupazione che spero, ritenendo comunque Draghi un ottimo economista, sappia essere all’altezza del problema, aldilà delle facili lusinghe confindustriali.  

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