Scaramucce tra Grecia e Turchia: una grossa balla? A chi conviene?

E’ da qualche mese che tiene banco la diatriba tra Grecia e Turchia sulla questione della mai sanata controversia su chi,  come e dove,  può procedere allo sfruttamento delle fonti energetiche presenti in alcune aree del Mediterraneo.

Ambedue i contendenti fanno parte della Nato, pertanto un escalation militare tra i due comporterebbe un serio problema tra tutti gli altri partner aderenti al Patto Atlantico. Gli USA di Trump, pare essersi defilati. Pompeo ha accennato a qualche moina, il solito timido balletto delle sanzioni contro i turchi,  ovviamente sempre minacciate e mai applicate.

La Germania, peraltro presidente di turno dell’Unione Europea, pare fare orecchio da mercante, come sempre d’altronde. Da una parte accenna a sostenere la causa ellenica, ma poi aldilà di qualche accenno se ne guarda bene da irritare Erdogan. Ha a cuore la problematica degli immigrati, motivo per cui preferisce mantenersi sul vago e attendere lo sviluppo degli eventi, o meglio ancora, che gli altri le tolgano le castagne dal fuoco.

La Francia, invece, pare essere quella che più di tutti gli altri ha preso a cuore la vicenda favorendo la posizione ellenica. Ha già inviato sul palcoscenico del contendere una sua portaerei, ovviamente scortata. Giusto per lanciare un segnale concreto contro i turchi, con i quali sono in contenzioso con l’area libica. Non solo,  si ha notizia, non del tutto confermata, che la Grecia abbia acquista un numero cospicuo di  caccia Mirage per rinforzare e riammodernare la sua forza militare aerea.

Il grande paradosso: una nazione a cui mancano gli elementi essenziali, dove la crisi continua a generare disagi socio economici nella sua popolazione, trova però i soldini per favorire le solite lobbie delle armi. Vorrei tanto sapere che cosa se ne farà la Grecia.  Il un apparato militare resta sempre al livello di terzo mondo, che  contro un panzer come la Turchia, verrebbe falcidiato nel giro di tre ore. Se conflitto ci sarà, cosa che ritengo in modo categorico di no, le sue sorti saranno determinate da quanto i partner europei e gli USA sapranno fare in suo favore. E su questo punto penso si debba porre una particolare attenzione.

Erdogan, che sicuramente non gode simpatie, non è cretino,  ha capito che giocandosi la carta del contenzioso, peraltro di vecchia data, e mai risolto, non fa altro che alzare la tensione, cercando così di ottenere ulteriori sostegni politici ed economici, come già avvenne alcuni anni fa in materia di gestione degli immigrati. La situazione finanziaria turca è precaria. Ipotizzare addirittura un suo default non è del tutto errato, quindi questa, altro non è che una manovra atta ad ottenere qualcosa. Ecco perché prima ho accennato che un vero conflitto non ci potrà mai essere. Se i partner ellenici, anch’essi appartenenti alla Nato dovessero infastidire più di tanto i turchi, questi non ci penserebbero due volte ad uscire dalla Nato e convergere verso i favori sovietici, destabilizzando lo pseudo equilibrio oggi esistente nell’area mediterranea.

Secondo me quello che c’è da capire è a che cosa mira realmente Erdogan. Non penso solo alla possibilità di estendere il suo raggio d’azione per l’estrazione di petrolio e gas nel Mediterraneo. Le scaramucce con i sovietici nell’area siriana, hanno in parte incrinato i rapporti con Putin, motivo per cui questa manovra potrebbe alludere ad un riavvicinamento non solo virtuale ma anche sostanziale.

E cosa dire del precedente incidente avvenuto tra una nave militare greca impegnata in una operazione  navale concordata con  le marine militari dell’Unione Europea al largo della Libia? In questo frangente si è potuta valutare quanto sia profonda la spaccatura tra appartenenti alla Nato e all’Unione Europea. Una spaccatura tra stessi partener che per ovvi motivi di convenienza, potrebbe portare, ancora una volta, a far pagare la parcella alla solita Grecia.

Che Erdogan stia pestando l’acceleratore è più che chiaro. Quello che non è chiaro, e su questo nutro seri dubbi, quanto effettivamente i partner Europei, peraltro appartenenti alla Nato, alla fine sarebbero disposti di favorire la posizione ellenica? Non è che ancora una volta questa sventurata nazione sia solo una merce di scambio?

Tempo fa, pur conoscendo bene l’odio e il rancore esistente tra il popolo greco e quello turco, avanzai una proposta paradossale, una proposta di quelle che fece irritare non pochi amici greci, ai quali consigliai di rivolgersi ad un buon oculista. Io amo la Grecia, il suo popolo, la sua storia. L’amo probabilmente più di quanto la amino gli stessi greci e questo mi porta a ipotizzare che forse, il governo greco, farebbe bene a cercare un accordo diretto con i turchi. Operare per un smussamento dei punti in conflitto, aggirando così la stessa Unione Europea che non mi pare che si sia mai dimostrata vera amica del popolo ellenico. Le è stato imposto un decennio di lacrime e sangue per 270 miliardi, per poi ritrovarsi oggi, con un debito di 330 miliardi. Poi vorrei che mi spiegassero i soloni della finanza mondiale come hanno ritenuto la Grecia fuori dalla crisi, quando oggi il suo debito pubblico sia superiore a quello dell’inizio della crisi. E non mi pare che in terra ellenica siano stati fatti investimenti industriali che ne abbiano accelerato l’incremento del PIL.

Quindi la Grecia cerchi, anche se a malincuore,  punti di contatto con i turchi, eviti conflitti con costoro, perché alla fine, saranno sempre loro, in un modo o nell’altro a pagarne

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