Con un Debito Pubblico prossimo al 170% del PIL, quali prospettive ha l’Italia?

L’analisi del Debito Pubblico Italiano, aldilà del suo particolare aggravamento dovuto dalla pandemia in corso, destava già prima non poche preoccupazioni. Oggi il nostro Debito ha raggiunto la soglia dei 2560 miliardi di euro, mettendo a segno un incremento di ben 129 miliardi solo negli ultimi quattro mesi.  

Ciò significa che ad inizio pandemia, il debito aveva già oltrepassato lo sbarramento dei 2400 miliardi. Siamo terzi al mondo, dopo USA e Giappone, solo che a differenza di costoro, noi non possiamo contare in un sistema produttivo e soprattutto in sistema Stato all’altezza del compito.

Lungi da me ogni riferimento a qualsiasi colorazione politica, la mia altra non è che una osservazione imparziale di quanto è sotto gli occhi di tutti coloro che, stupidamente addomesticano le loro opinioni solo perché simpatizzanti di una o dell’altra corrente politica. Il grande Problema dell’Italia è proprio la carenza, l’inadeguatezza della classe dirigente, che in buona parte è frutto di opportunismo clientelare e spesso priva delle necessarie competenze ed esperienze professionali, per non citare i legami politici che costringono costoro a porre in essere azioni e soluzioni non sempre in linea con gli interessi del paese.

D’altronde non possiamo non rilevare che il sistema dei servizi pubblici in Italia è tra i peggiori in Europa. Ed è proprio questo quello che più preoccupa i nostri partner europei. La constatata incapacità, l’interminabile litigiosità, la corruzione e il clientelismo dilagante, rappresentano oggi una barriera insormontabile per un vero sviluppo economico. I capitali stranieri non trovano nel nostro paese opportunità d’investimento proprio perché ostacolati da una irritante burocrazia, da una inadeguata tutela legale, non per colpa della magistratura ma per demerito del legislatore, che spesso legifera più per proprio tornaconto.

Ritornando sull’ammontare del debito pubblico, si prevede che a fine anno possa superare la vetta dei 2700 miliardi, andando così oltre il 170% del Prodotto Interno Lordo. Se consideriamo che l’indebitamento mondiale, per effetto della pandemia ha in questi giorni superato il 100% del PIL Mondiale, ci si rende agevolmente conto dello stato precario della nostra economia. Se pensiamo che il dato mondiale del debito pubblico anzi citato, è superiore a quello del 1945 a fine del secondo conflitto mondiale, ci si renderà conto che la situazione se è difficile per gli altri, per noi è drammatica.

La politica economica di questi ultimi vent’anni è stata orientata a porre solo delle cosiddette pezze a colore e soprattutto quello che è ancora più grave, a rimandare a dopo, la soluzione dei problemi. Per mero e ipocrita opportunismo elettorale sono state poste strategie economiche che hanno solo danneggiato l’economia. Nessun governo in questi ultimi 30 anni è riuscito a ridurre il debito pubblico.  Questa è purtroppo la miopia se non vera e propria imbecillità politica. Mai una riforma che ristrutturi il sistema attraverso l’ammodernamento dei servizi, mirando alla qualità degli investimenti. Sono state varate centinaia di leggi, spesso in contraddizione tra esse, che in non pochi casi sono servite solo per favorire alcuni settori a danno di altri.

La cosiddetta armonizzazione economica dei servizi pubblici, orientata a favorire e trasformare i servizi dello stato in vera ricchezza per i cittadini, non è stata mai posta in essere. Si è proceduto in senso contrario, esasperando l’inserimento dell’iniziativa privata, non perché ritenuta migliore, ma solo per favorire opportunismi dio potere politico. Basta ricordare le ristrutturazioni di alcuni debiti di alcuni enti locali, attraverso consulenze milionarie, dove alla fine si son ritrovati a pagare oneri finanziari esorbitanti al sistema bancario, a volte anche straniero e cosa dire della privatizzazione di ampi settori e servizi della sanità. E’ qui che prende corpo l’opposizione nei nostri confronti di non pochi stati europei, denominati “frugali”  in merito alla distribuzione degli aiuti e prestiti per fronteggiare la crisi economica scatenata dalla pandemia.

La stampa nostrana si è ritenuta offesa, come peraltro alcuni nostri autorevoli politici che forse sarebbe meglio definirli capi bastone dei loro partiti. Non ho sentito levarsi irritata la voce del nostro Presidente della Repubblica, allorquando qualche ministro delle finanze europeo asseriva che non avrebbero dato aiuti all’Italia in quanto sarebbero stati bruciati. Non vorrei sembrare masochista, ma se ci guardiamo bene negli occhi e analizziamo ciò che è avvenuto in questi ultimi decenni nel nostro paese e di come sono state sperperate ingenti risorse finanziarie, non so quanto torto abbiano costoro. Certamente hanno sbagliato il modo di rappresentare il loro pensiero,  ma la sostanza non penso che sia molto lontana.

Quindi, alla fine della giostra, il Debito Pubblico italiano fa paura, ma quello che ancora di più preoccupa è la carenza di una vera classe dirigente che sia capace di ritrovare la strada giusta per risalire la china.

Concludo con una nota di ulteriore pessimismo economico. Un debito di 2700 miliardi è un punto di non ritorno. Lotterie mondiali non ce ne sono. Il sistema economico e produttivo italiano è arretrato a volte obsoleto, incapace di affrontare le sfide della globalizzazione, motivo per cui margini di concreta ripresa saranno sempre molto marginali, dove i nostri bilanci saranno gravati da una enorme quantità di interessi che condizionerà sempre più lo sviluppo del paese. Infine, giusto per non farci mancare nulla, teniamo ben presente che c’è un enorme macigno che pesa sulla già disastrata economia, di cui se ne parla poco o meglio niente e sono le sofferenze bancarie tornate, anche per effetto della pandemia, sulla soglia dei 200 miliardi.

La banca Centrale Europea ha oramai messo in piazza tutte le sue armi, gliene resta solo una, cominciare a stampare carta moneta , generando così una forte inflazione dove stati importatori come noi ne pagherebbero di più le conseguenze.

Buona fortuna Italia.

Pompeo Maritati  

 

Amministratore

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